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ARMERIA REALE
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È una delle più ricche collezioni di armi del mondo.
Inaugurata nel 1837 da Carlo Alberto, conserva numerosi tipi di armi bianche e da fuoco e armature. Nel 1832 furono tolti i dipinti dalle pareti della Galleria del Beaumont per formare la Reale Galleria (futura Galleria Sabauda) in Palazzo Madama trasferita poi nel 1865 nel Palazzo dell'Accademia delle Scienze, Carlo Alberto incaricò allora il capitano Vittorio Seyssel d'Aix di raccogliere ed ordinare nel vasto ambiente ormai vuoto le armi appartenute ai Savoia, in parte provenienti dagli Arsenali di Torino e di Genova, in parte acquistate dalla collezione dello scenografo della Scala di Milano Alessandro Sanquirico nel 1833. Nel maggio 1837 l' Armeria venne aperta al pubblico l e nel 1840 si stampò il primo catalogo ad opera dello stesso Vittorio Seyssel d'Aix. Nel 1842 alla Galleria si aggiunge la sala della Rotonda, per accogliere le armi acquistate nel 1839 dalla raccolta bresciana dei Martinengo della Fabbrica e le armi orientali donate dall'Accademia delle Scienze, provenienti dalla collezione di Carlo Vidua. Nel 1890 esce il catalogo del maggiore Angelo Angelucci, che scheda tutte le armi allora esistenti secondo una serie di lettere seguite da un numero e nel 1898 i tre volumi dell'album fotografico di Luigi Avogadro di Quaregna che documenta l'allestimento storico del Museo alla fine del secolo XIX. In occasione per primo centenario dell’Unità d’Italia, nel 1961, l’allestimento viene parzialmente trasformato e poi nel 1969 completamente smontato: Il museo riapre nel 1977 con una diversa presentazione delle opere in vetrine moderne poste al centro della Galleria e con una nuova sala dedicata alle armi orientali ricavata nel Medagliere. ![]() Lo Scalone di Benedetto Alfieri Si entra in Armeria attraverso il grande Scalone monumentale costruito nel 1740 dall'architetto Benedetto Alfieri, come collegamento tra gli Appartamenti Reali e le Segreterie di Stato (attuale sede della Prefettura). Da qui attraverso una lunga galleria si potevano raggiungere il Teatro Regio e quindi gli Archivi di Corte. Lo Scalone è ornato di sculture in marmo di varie epoche: i nove bassorilievi raffiguranti mostri marini sono opera di scuola milanese del primo Cinquecento; i due busti maschili sopra le porte che conducevano alle Segreterie presentano due teste antiche di Marco Aurelio e Demostene; i due busti femminili sono opera del primo Settecento e sono attribuiti a Pierre Le Gros. ![]() La Rotonda di Pelagio Palagi Si entra quindi nella Rotonda, che prende il suo nome dal Rondò di collegamento tra Palazzo Reale e Palazzo Madama, trasformato più volte prima in Teatro e poi in Sala da Ballo: sala progettata nel 1841-42 da Pelagio Palagi con razionali vetrine e una loggia continua destinata ad accogliere libri e oggi utilizzata come deposito. La volta a cassettoni, in parte distrutta da un incendio, presenta decorazioni di Carlo Bellosio e Francesco Gonin. Le vetrine raccolgono armi dalla fine del secolo XVII all’inizio del secolo XX. ![]() La Galleria del Beaumont Si passa quindi nella Galleria della Regina, detta del Beaumont per le decorazioni del soffitto con Storie dell'Eneide dipinte dal pittore di corte Claudio Francesco Beaumont in due tempi nel 1738-43 e nel 1764, Galleria progettata nel 1733 da Filippo Juvarra e terminata da Benedetto Alfieri, cui si deve il disegno della decorazione marmorea delle pareti. Gli stucchi ai due estremi della galleria sono opera di Giuseppe Muttoni (1737-1741). ![]() Le grandi statue della Fortezza d'animo, della Beneficienza, della Rettitudine e della Affabilità sono opera dei fratelli Ignazio e Filippo Collino così come i quattro grandi rilievi ovali posti sopra i camini). Le sculture ai lati degli ovali sono opera di Giovan Battista Bernero e Giacomo Spalla, i putti posti sotto le consolles sono opera di Simone Martinez e dei fratelli Collino. Caratteristici dell'Armeria Reale di Torino sono i cavalli in legno scolpiti dagli scultori Artero e Tamone nel corso del secolo. XIX rivestiti di pelle equina, eccezionali per la loro resa naturalistica: da ricordare il cavallo "Favorito" esposto nella Rotonda molto amato da Carlo Alberto che lo volle con sé nel suo esilio di Oporto. Nella Galleria troviamo esposte armi e armature del secolo XII a tutto il secolo XVII. ![]() Le armi classiche La ricca raccolta di armi preistoriche e di età classica donate all'Armeria dal maggiore Angelucci non è esposta al pubblico; di età romana è il rostro in bronzo proveniente dal porto di Genova, esposto nella Rotonda su una base lignea disegnata da Pelagio Palagi. ![]() Le armi medioevali Poche ma molto rare le armi medioevali come la così detta spada di San Maurizio del secolo XIII che conserva il suo fodero originario e la custodia in cuoio dipinto del sec. XV, il morso da cavallo in rame dorato e smalti con lo stemma Grimaldi di arte francese della prima metà del secolo XIV, la visiera a becco di passero della fine del secolo XIV. ![]() Le armi del Quattrocento Importanti anche gli oggetti del secolo XV anche se non molto numerosi: un pavese boemo in legno scolpito argentato e alcuni pezzi di armature di scuola milanese delle botteghe dei Missaglia, di Aloisio da Boltego e dei Maestri ME, MO e PZA , così detti dai punzoni presenti sulle armature e non ancora identificati; due cinquedee (corte spade a lama larga di forma triangolare) di scuola ferrarese della fine del secolo XV, una bellissima spada opera di Andrea Briosco detto il Riccio e infine un rarissimo corno in avorio di produzione africana con lo stemma di Emanuele I re del Portogallo (1495-1521). ![]() Le armi del Cinquecento Maggiore il numero delle armi del primo Cinquecento sia di scuola italiana che di scuola tedesca. Tra i pezzi più belli della prima metà del Cinquecento sono le parti di corsaletto all'antica proveniente da casa Martinengo attribuite a Filippo e Francesco Negroli, il corsaletto all'antica del conte Girolamo Martinengo di scuola bresciana e la brigantina del conte di Challant in lamelle di acciaio rivestite di velluto rosso. Eccezionale il gruppo delle armature di scuola tedesca, in particolare l'armatura doppia appartenuta a Wilhelm von Boxberg di Norimberga opera di Kolman Helmshmid di Augsburg, e un gruppo di opere uscite dalla bottega di Anton Peffenhauser e Jorg Sorg il Giovane di Augsburg, come i resti di guarnitura appartenuta a Don Alba di Beaumont del 1550 e i resti di armatura appartenuta a Stefano Doria del 1551. Della bottega di Desiderius Helmschmid e Jorg Sorg il Giovane sono i resti di un'armatura a cavallo appartenuto a don Alfonso di Bustos y Bustos. ![]() Sempre della metà del secolo XVI è una targa da parata appartenuta ad Enrico II re di Francia decorata con storie di Giugurta derivate da disegni e incisioni di Etienne Delaune; di scuola francese sono anche alcuni elmetti da parata ricchi di rilievi dorati . Un gruppo notevole di opere dell'Armeria è costituito da una serie di rotelle da pompa decorate a rilievo con storie classiche o con soggetti religiosi tutte di scuola milanese della seconda metà del secolo XVI. ![]() Pompeo della Cesa L'Armeria conserva un nucleo di opere firmate o attribuite al più noto armaiolo lombardo della fine del secolo XVI, Pompeo della Cesa: i resti di un'armatura da campo aperto, i resti di un corsaletto da piede, un'armatura da cavallo e infine la bellissima armatura da guerra e da torneo proveniente dalla raccolta Martinengo. Sempre di scuola milanese sono altre parti di armature eseguite in alcune botteghe anonime note col nome del Maestro del globo e Maestro del castello a tre torri. ![]() Interessanti anche alcune armature di notevole grandezza della prima metà del secolo XVII come l'armatura di don Diego Felipe de Guzman, marchese di Leganes, l'armatura di un armato di Carlo Emanuele I e l'armatura di Alessio Maurizio Parella di San Martino. ![]() Le armi dei Savoia Eccezionale il nucleo di armi e armature appartenute a diversi personaggi di casa Savoia, come le parti di guarnitura di scuola milanese e l'armatura da campo aperto di scuola tedesca di Augsburg, appartenute ad Emanuele Filiberto (1553-1580), il musacchino sinistro di corsaletto da barriera, i resti di guarnitura di Pompeo della Cesa e lo stiletto in avorio appartenuti a Carlo Emanuele I (1580-1630), i resti di una guarnitura da ragazzo (elmetto da incastro e gambiere da cavallo, opera del Maestro del castello a tre torri, appartenuti a Vittorio Amedeo I (1630-1637). ![]() Troviamo inoltre le armature indossate dai Savoia nel secolo XVIII: la corazza del principe Eugenio (morto nel 1736) (C 38 bis) e le corazze appartenute a Carlo Emanuele III (1730-1773) (C 39) e a Vittorio Amedeo III (1773-1796). ![]() Armi della scuola di Monaco Della scuola di Monaco dei primi anni del Seicento sono due spade con lama persiana del sec.XV opera di Emanuel e Daniel Sadeler e Caspar Spat (G 98, G 99 - vetrina 38 esterna), oltre alla importante guarnitura di armi da caccia della bottega di Emanuel e Daniel Sadeler, Adam Vischer e Hieronymus Borstorferr il Vecchio, donata da Massimiliano I di Baviera a Carlo Emanuele II di Savoia nel 1650. ![]() Le armi da fuoco e da taglio Molto ricca è la raccolta di armi da fuoco lunghe e corte prodotte in diverse botteghe, eccezionali o per la ricchezza delle decorazioni, come la coppia di pistoletti a ruota di Giovanni Battista III Francino e Carlo Bottarelli del 1665 e 1666 o da un punto di vista tecnico, perché prototipi di armi a ripetizione, come il fucile a pietra focaia a ripetizione opera del piemontese Pietro Parreaux del 1680 circa. ![]() Numerosissime le spade, le schiavone, gli spadini, gli stiletti, i pugnali, i coltelli, i falcioni , le armi in asta di vario tipo, alcune di notevole pregio storico o artistico. ![]() Le armi dell'Ottocento Di particolare interesse è la raccolta di armi e di oggetti del secolo XIX a cominciare dai cimeli napoleonici, come le aquile di bronzo dorato delle bandiere dei granatieri della Guardia Reale Italiana, una spada appartenuta a Napoleone, due sciabole di generali francesi e pistole già di proprietà di Gioacchino Murat. Dalla collezione personale di Carlo Alberto provengono due coppie di pistole, una eseguita a Versailles da Boutet tra il 1815 e il 1820 e l'altra firmata da Prélat nel 1823, oltre a una spada da ufficiale, modello 1833, portata da Carlo Alberto alla battaglia di Novara del 1849. Numerosi i fucili da caccia appartenuti a Vittorio Emanuele II , tra cui la doppietta a due colpi in ciascuna canna e le spade con il suo nome legate alle guerre di indipendenza; importanti anche gli stendardi e le bandiere della guerra d'indipendenza. Altri oggetti provengono dalla collezione di Umberto I, come l'elmo in alluminio e oro opera dell'orafo Castellani o la guarnitura rivestita di tartaruga donatagli dal Kedivè d'Egitto.
Piazza Castello, 191
10122 Torino - Italy per prenotazioni: tel. 011.518.4358 fax. 011.518.8063 armeriareale@artito.arti.beniculturali.it Orari: martedì a domenica 10.00 - 19.00 lunedì chiuso |