L’accesso al Castello di Masino torna regale
L’Allea Grande e il misterioso labirinto tornano agli antichi splendori
dopo i lavori di restauro e rifunzionalizzazione
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Il Castello di Masino,
luogo-simbolo della storia del Piemonte e dei suoi rapporti con
la cultura europea, ritrova due dei suoi tesori più preziosi:
dopo un complesso lavoro, infatti, il FAI – Fondo Ambiente
Italiano inaugura e apre al pubblico dal 30 aprile 2009 l’Allea
Grande, lo spettacolare viale alberato voluto dalla famiglia
Valperga che era l’ingresso monumentale al Castello, oggi
recuperato e restituito al pubblico grazie al contributo di
Compagnia di San Paolo e il labirinto settecentesco, il secondo
per vastità in Italia, completamente ricostruito grazie al
contributo della Fondazione Berti per l’Arte e la Scienza. Due nuovi importanti interventi, i cui progetti sono stati opera generosa dell’architetto paesaggista Paolo Pejrone, per questo capolavoro di arte, storia e natura. Riaprire il viale tra i tigli dell’Allea Grande significa restituire al Castello di Masino una parte importante della sua antica bellezza e al tempo stesso offrire a tutti l’occasione di un’emozionante esperienza nella natura e nella storia. Ma il recupero di questa lunga passeggiata panoramica - circa 350 metri - e del labirinto oggi rappresenta anche una sfida: è la risposta concreta del FAI ai progetti di urbanizzazione della pianura circostante il Castello e in particolare al “Progetto Millennium Canavese”, che prevede l’insediamento di un grande centro commerciale con la conseguenza di un’alterazione irrimediabile del paesaggio. La sfida del Parco di Masino è proprio questa: contrapporre il recupero della bellezza paesaggistica, di un bene di tutti, alla speculazione commerciale più invasiva, che non tiene conto delle necessità ambientali. Chiusa da molti anni ai visitatori per motivi di sicurezza, l’Allea era un tempo il monumentale viale d’accesso al Castello, una “strada nel cielo” sospesa sulla pianura del Canavese e fronteggiante la catena delle Alpi: una vista indimenticabile per chi vi giungeva in carrozza, accolto dalla facciata più nobile e affrescata della reggia. Fino a poco tempo fa, questa parte del Parco di Masino si trovava in pessimo stato di conservazione ed era utilizzata come area di servizio, come deposito dei giardinieri.. Un intervento che segna un passo importante del recupero del complesso di Masino e dell’ampliamento della sua fruibilità: i lavori sono essenzialmente consistiti nella ricostruzione e nel consolidamento dei muri franati, la realizzazione di un efficace sistema di drenaggio delle acque e il ripristino del disegno originale dei percorsi (vedi scheda allegata). In uno stato d’abbandono ancora peggiore era il luogo più simbolico del parco, il labirinto: un vasto e misterioso rompicapo botanico situato al termine dell’Allea, che compare nei documenti conservati nell’archivio del Castello sin dal 1753. Il labirinto di Masino ha un fascino particolare sia per la sua ampiezza, con i carpini che lo delimitano e lo disegnano e si sviluppano per oltre un chilometro sia per la sua forma, un elegante semicerchio che si apre su un panorama straordinario. Il labirinto ha sempre avuto nei secoli un forte valore simbolico, perché trasforma il perdersi in gioco e il ritrovarsi in ricompensa: si offre al visitatore non come un momento affrettato ma come un’autentica, graduale esperienza dei sensi e della mente. Aprendo al pubblico il labirinto, il FAI lo invita a un’esperienza fisica e spirituale, allegra e misteriosa, tra le siepi di un giardino magico di cui si può capire la forma solo raggiungendo la sommità della torretta che sorge al centro e lo domina: il “premio”, appunto, dopo essersi ritrovati. Dedicata a Bettina Gabetti, a un anno dalla sua scomparsa la torretta, voluta e regalata da un gruppo di amici, permetterà di godere di una fantastica vista sul paesaggio circostante. Così l’architetto Paolo Pejrone racconta lo spirito del suo intervento: “Anno dopo anno il tempo con le sue piogge, con le sue siccità, con i suoi geli e con i suoi cicli, cambia e rovina: gli alberi invecchiano, gli arbusti svaniscono e i manufatti deperiscono. I giardini scompaiono: cure e restauri, aggiornamenti e rinnovamenti si rendono di stagione in stagione necessari... Per nostra fortuna il grande labirinto di Masino, rovinato e scomparso da tanti anni, ci è stato tramandato da fedeli e precisi disegni. E da questi disegni il suo restauro rinasce. Fedelmente. E così è stato per la vecchia allea, riproposta e ripulita nelle sue precise scoline di ciottoli e nel suo ondulato e restaurato “dos d’âne”. Tutti lavori eseguiti secondo gli antichi modi e metodi: le acque, spesso, di questi tempi, trascurate o dimenticate, venivano in quelle epoche sapientemente governate. Una piccola torre di legno (di castagno selvatico) si erge al centro del labirinto: ha un ruolo importante nell’antico gioco del labirinto stesso. Di quel perdersi, di quel nascondersi, di quel ritrovarsi che ne giustificano la stessa funzione. Dedicata a Bettina Gabetti, un anno dopo la Sua scomparsa, voluta e regalata da un gruppo di amici, veglierà sul labirinto e sul paesaggio circostante con leggera e ironica baldanza. Il giardino e le sue memorie possono essere figli di tante e differenti madri: spesso si possono coniugare con la bellezza. Complici l’una dell’altra possono diffondere e trasmettere gioia e divertimento.” Il FAI ringrazia Compagnia di San Paolo per il recupero dell’Allea Grande, la Fondazione Berti per l’Arte e la Scienza per la ricostruzione del Labirinto e l’architetto Paolo Pejrone per il progetto di restauro. Il Castello di Masino, acquisito dal FAI nel 1988, è la più complessa e grandiosa proprietà della Fondazione. L’edificio è una residenza monumentale che si sviluppa su cinque piani per un totale di 7.000 metri quadrati, suddiviso in più di cento ambienti, con un parco di oltre 40 ettari, con le dimensioni e le caratteristiche di una dimora reale. La proprietà presenta tre livelli di assoluta eccellenza ed eccezionalità: l’aspetto paesaggistico con l’immenso parco che domina a 360° un paesaggio ancora intatto definito dalla Piana d’Ivrea e dalla Serra Morenica; le strutture architettoniche, che si sviluppano attorno al mastio trecentesco con le due grandi ali che racchiudono il cortile principale, il terrazzo degli Oleandri e il grande torrione rotondo e l’aspetto storico, rappresentato dagli interni ricchi di oltre 5.000 arredi, di opere d’arte e di importanti collezioni e conservati così come li visse l’ultima Marchesa Vittoria Leumann moglie di Cesare Valperga, fino al 1987, anno della sua scomparsa. Una proprietà che ha preteso e pretende enormi lavori, impegno, conoscenza ed ecletticità di interventi. E, naturalmente, ingenti risorse economiche.
PARCO DEL
CASTELLO DI MASINO
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