Love in Augusta Taurinorum

Anni fa l’artista da giovane si affacciava al gran teatro della vita cercando nel femminile possibili risposte alle tante domande che tempeste ormonali esigevano dal suo “io” più profondo.

Su una spiaggia lontana conobbe una dea che, con un sorriso pregno di intelligenza, gli comunicò sensazioni meravigliose e dense di tanti stimoli umani, culturali.

La dea, giovane piemontese di rara cultura e sensibilità, lo rese partecipe di un suo lavoro sui manoscritti angioini sepolti nella biblioteca nazionale di Napoli per strana tesi laurea in lettere, ateneo di Torino, professore di origine lombarda, lei, la candidata, piemontese da sempre e presa da problematiche angioine che rapirono il giovane artista in formazione!

Lungo la battigia gli piaceva conversare con questa ragazza elegante e sempre chic nel suo costume olimpionico ricoperto da un pareo che le celava il corpo con colori pastello, parlavano di tutto, erano presi, un po’ impacciati da un sentimento a nascere.

Si incontrarono nella antica augusta taurinorum all’inizio di un autunno fresco ma denso di colori e poesia: il ragazzo colpito da il come i genitori di lei lo avevano accolto nella loro dimora della buona borghesia colta e raffinata, piena di libri, di calore umano, di ospitalità priva di retorica ma densa di curiosità verso tutto, un po’ come metterlo a proprio agio in ambiente familiare non suo.

Era stupendo percorrere i viali del parco del Valentino tenendola per mano, cercandone bagliori e umori e stimoli propri dell’essere donna che gli stavano facendo comprendere facce nuove dell’altra metà del celo, con quella malinconia e tristezza, poi stemperata da sorrisi argentini che lo conquistarono sempre più.

In un pomeriggio di questo autunno fascinoso lei gli prese le mani e le portò sul basso ventre, sul seno dolente: aveva il ciclo, doloroso oltremisura, cercava di farglielo comprendere sebbene, da ragazzo, poteva capirlo non alla perfezione ma capì che la donna era essere da amare, rispettare, abbracciare, tenere con il proprio sé nei silenzi di situazioni per lui nuove.

Ed era bello convivere con quei colori che tramonti suggestivi erano percepibili lì, ad augusta taurinorum, amandola con dolcezza infinita.

Ringrazio questa ragazza, ora donna, di cui nulla so più (e non credo sarebbe giusto saperne cose attuali) nulla per avermi coinvolto in una fase formativa della mia esistenza.

r.m.
 

Pianeta Torino