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È una stagione speciale quella che si annuncia al Teatro
Colosseo di Torino, perché non soltanto proporrà come sempre un
cartellone ricco di spettacoli scelti con cura e con la volontà
di ripetere e consolidare il grande successo degli ultimi anni,
ma
anche perchè si svolgerà in un teatro rinnovato da importanti
lavori di ristrutturazione.
Già in questi giorni sono infatti partiti i lavori che, in più
tappe a partire da quest’anno, renderanno ancora più piacevole
per il
pubblico fruire delle proposte e agli artisti salire sul
palcoscenico del Colosseo: impianti e sala saranno rinnovati con
un progetto
molto attento all’utilizzo di materiali e soluzioni
eco-compatibili e nello stempo tanto efficace da ritardare solo
di qualche settimana
la normale apertura di stagione.
Saranno Ale e Franz, duo di straordinaria efficacia e meritata
fama, ad inaugurare il Colosseo dal 16 al 18 novembre: sono
passati 5 anni dalla loro ultima esibizione in Via Madama
Cristina e con questo nuovissimo Aria Precaria – scritto con
Martino
Clericetti, Antonio De Santis, Rocco Tanica e Fabrizio Testini –
i due portano in scena la loro surreale comicità mostrando dieci
diversi incontri e altrettante fasi della vita in cui i
protagonisti incrociano i propri destini. Protagonisti anche
altri grandi personaggi
della comicità italiana: da Alessandro Bergonzoni (20 e 21
gennaio 2011) e Enrico Bertolino (11 e 12 febbraio) che
presenteranno
le nuovissime produzioni di cui ancora non si conosce il titolo
ma che promettono una carica ironica e dissacrante a
Giuseppe Giacobazzi che dopo i successi di Zelig arriva anche a
calcare le assi di un teatro grande e importante come il
Colosseo
il 25 e 26 febbraio. E poi Enzo Iacchetti e Giobbe Covatta che
si presentano per la prima volta insieme a teatro il 4 e 5 marzo
per proporre lo spettacolo Niente progetti per il futuro, un
testo del nuovo talento della drammaturgia italiana Francesco
Brandi.
Anche Teresa Mannino (1 e 2 aprile) arriva dalla televisione ma
è proprio dal vivo, in teatro, che la sua comicità graffiante,
leggera,
intelligente e sottile si manifesta al meglio. Gran finale di
stagione, in leggerezza e bellezza, quello con Michelle Hunziker
che sarà di scena il 3 e 4 maggio con uno spettacolo organizzato
da Metropolis e intitolato Mi scappa da ridere. Lo show non è
inserito all’interno della stagione, ma permetterà agli abbonati
di usufruire di uno sconto speciale.
Viaggiano sul confine sottile fra satira e teatro civile gli
spettacoli di Beppe Grillo (dal 30 novembre al 3 dicembre 2010)
che
torna al Colosseo dopo molti anni con uno show inedito che
riproporrà le qualità di straordinario attore comico del più
famoso
blogger d’Italia. Anche Marco Travaglio (dal 11 al 14 maggio
2011) non ha ancora rivelato il titolo dello spettacolo, ma è
certo
che il giornalista torinese ritornerà ad appassionare il suo
numeroso e affezionatissimo pubblico attraverso lo stile di
sempre: grande
coerenza, ironia tagliente e un’infallibile memoria del nostro
paese. In collaborazione con Biennale Democrazia arriva poi uno
spettacolo sui generis con protagonista l’ex magistrato Gherardo
Colombo (15 e 16 aprile) che porta in scena un’accusa fatta
direttamente a Camillo Benso di Cavour: l’aver favorito
l’unificazione dell’Italia. Ancora sui temi dell’Unità d’Italia,
ma in forma di
divertente dibattito fra nord e sud, è lo spettacolo Sorelle
d’Italia (26 marzo) in cui Veronica Pivetti e Isa Danieli
giocano con
le canzoni, gli stereotipi e le verità del nostro essere
italiani.
Ritorna per una nuova prova d’attore fra prosa e canzone Erri De
Luca, questa volta con In Viaggio con Aurora (19 novembre
2010). Uno spettacolo che in realtà è un racconto: la storia di
un uomo che racconta, con la straordinaria comunicatività che lo
caratterizza, il secolo passato a chi appartiene a quello nuovo.
Gradito ritorno dopo il successo straordinario dello scorso anno
per il Mistero Buffo di Paolo Rossi (18 e 19 febbraio)
arricchito di nuovi episodi della vita di Cristo e della
presenza in scena di
Lucia Vasini.
Spazio anche per la musica e per le proposte che mescolano
teatro e note: per il classico concerto di Natale arriva
quest’anno il
Soweto Gospel Choir (10 dicembre 2010), una delle formazioni più
apprezzate del panorama mondiale. Una proposta da non
perdere assolutamente è quella di The Voca People (a dicembre,
nel tour di debutto italiano del gruppo), otto divertenti
personaggi
completamente truccati e vestiti di bianco: sei cantanti, alto,
mezzosoprano e soprano insieme ad un basso, un baritono e un
tenore insieme a due artisti del beat box considerati i migliori
del genere. Insieme sono capaci di imitare suoni ed effetti
senza l’utilizzo
di alcuno strumento e propongono uno spettacolo che lascerà
incredulo il pubblico di tutte le età e che attraverso canzoni,
balli
e sketch sarà capace di attraversare tutte le barriere
culturali. Tornano al Colosseo anche le Sorelle Marinetti (11
marzo 2011)
che dopo il successo sanremese insieme ad Arisa propongono il
loro mondo anni trenta, fatto di canzonette, eleganza e
simpatia.
Come ogni anno la danza non può mancare nel cartellone del
Teatro Colosseo: il classico Schiaccianoci della compagnia La
Classique di Mosca porterà la magia della fiaba nel cuore di
grandi e piccoli il 11 e 12 dicembre 2010, mentre l’atletismo,
l’agilità
e l’eleganza di Kataklò (28 e 29 gennaio 2011) e Rhyth.mix (10
marzo), due compagnie di ex atleti prestati con successo al
teatro, lasceranno intravedere nuove possibilità
nell’interazione fra il corpo, la danza, la musica, le
scenografie. Il tango nella sua
espressione più appassionata sarà protagonista dello spettacolo
Divino Tango (23 febbraio) di Erica Boaglio e Adrian Aragon
con la loro Pasiones Company. Una compagnia molto amata al
Colosseo, la RBR Dance Company porterà il nuovo spettacolo
Varietas Delectat il 31 marzo. Il 20 aprile la Spellbound Dance
Company proporrà poi una versione da non perdere de Le
quattro stagioni.
Una proposta da seguire con attenzione è The Kitchen, il 18 e 19
marzo: una cucina che somiglia al mondo intero, dove si
incontrano
inglesi, irlandesi, tedeschi, ciprioti, ebrei e italiani. 32
attori in scena rappresentano uno spaccato dell’Inghilterra
degli anni
‘50 in cui la continua lotta tra il bene e il male fa pensare ai
giorni nostri, ad un’Italia abitata da imprenditori senza
scrupoli del
tutto simili al proprietario di questo animato ristorante. Una
pièce d’eccellenza, una grande produzione di Massimo Chiesa che
con
questo testo giovane e fresco saprà far avvicinare alla prosa i
neofiti e conquistare gli abitué del teatro.
Un grande musical e un family show chiudono il cartellone di una
stagione eccellente, capace di conciliare al meglio i migliori
aspetti della produzione di spettacolo dal vivo contemporaneo:
dopo 15 anni il Teatro Colosseo riporta in scena Jesus Christ
Superstar
(14 e 15 dicembre) con un allestimento di grandissimo livello
artistico che farà rivivere i fasti dell’Opera Rock più amata
dal pubblico italiano. La regia è di Massimo Romeo Piparo, in
scena il vincitore di X Factor 2 Matteo Becucci nel ruolo di
Giuda,
Mario Venuti nel ruolo di Pilato e Nicky Nicolai nel ruolo di
Maddalena insieme ad un’orchestra dal vivo e 35 grandi artisti.
Il 9 e
10 aprile il teatro propone il miglior family show dell’anno,
Alice nel paese delle meraviglie, per avvicinare alle scene i
bambini
di tutte le età. Quest’anno l’onirico entra in palcoscenico
grazie alla favola più magica di tutti i tempi: un grande
classico che sta
vivendo un ritorno di grande popolarità grazie al capolavoro
cinematrografico di Tim Burton. In questa produzione
coloratissima e
spettacolare grandi e piccoli diventeranno parte di un’avventura
che difficilmente potranno dimenticare.
Infine sono due gli spettacoli che si annunciano in questo
momento ma sulla cui data c’è ancora una riserva: saranno
entrambi,
comunque, nei primi mesi del 2011.
Una scoperta, per quanti non lo avessero mai visto in teatro,
sarà l’incontro con Elio Germano, recente vincitore del premio
come miglior attore protagonista all’ultimo Festival di Cannes
per il film di Daniele Luchetti, che presenterà il testo di un
giovane
drammaturgo americano. Ormai consueta è poi una “uscita” fuori
dalle mura di Via Madama Cristina: sarà il Palaolimpico Isozaki
ad ospitare il ritorno in città de La Fura dels Baus, compagnia
catalana di teatro d’avanguardia, che presenterà il nuovissimo
Degustación de Titus Andronicus.
Si dia dunque inizio ad una stagione ricca di progetti di
qualità, caratterizzata da linguaggi multiformi e diversi,
accomunati dalla
precisa volontà di portare in scena originalità e intelligenza.
Da martedì 16 a giovedì 18 novembre 2010 ore 21
ALE E FRANZ
Aria precaria
di Alessandro Besentini e Francesco Villa
scritto con Martino Clericetti, Antonio De Santis, Rocco Tanica,
Fabrizio Testini
regia e scene di Leo Muscato
costumi di Laura Liguori
disegno luci di Alessandro Verazzi
Sono passati 5 anni dall’ultima esibizione al Teatro Colosseo.
Da quel grande successo Ale e Franz hanno fatto tanta strada tra
impegni teatrali e prime serate televisive. In Aria Precaria –
scritto con Martino Clericetti, Antonio De Santis, Rocco Tanica
e
Fabrizio Testini – i due portano in scena la loro surreale
comicità mostrando dieci diversi incontri e altrettante fasi
della vita in
cui i protagonisti incrociano i propri destini. Uno spettacolo
per ridere di gusto delle contraddizioni e delle fragilità
umane, per
riconoscersi e per lasciare spazio all’immaginazione.
Dieci incontri, a volte scontri, altre volte attese. Dieci fasi
della vita, su cui ridere, sorridere, ma anche riflettere. Due
uomini,
- amici, altre volte nemici, ogni tanto sconosciuti - incrociano
i loro destini sul ciglio di una strada, in un rumoroso
nido d’ospedale, su una panchina al fresco di un parco,
nell’asetticità di un call center, in una fiduciosa sala
d’aspetto, in una
vitalissima bocciofila, o sul cornicione di un palazzo. Luoghi
sospesi a mezz’aria fra il serio e il faceto, luoghi in cui
l’aria
che si respira è a volte dolce, altre volte salata, molto spesso
precaria. Questi due uomini si incontreranno in situazioni
paradossali,
luoghi fra il concreto e l’assurdo, dove l’ordinaria vita di
ogni giorno è messa di fronte a uno specchio deformante
che ne rivela tutte le contraddizioni. Attraverso meccanismi di
surreale comicità gli uomini si mostrano nei loro aspetti più
ridicoli, nelle loro più assurde ostinazioni, semplici
contraddizioni, ma anche nelle umane fragilità, in cui ogni
spettatore potrà
riconoscersi. Tutto questo all’interno di un bianco spazio
astratto, una sorta di camminamento in bilico dal niente verso
il tutto,
che di volta in volta, la luce trasformerà in luogo diverso, un
altrove dentro cui lasciarsi andare con l’immaginazione e
abbandonarsi
finalmente a una risata. Così il regista Leo Muscato descrive il
nuovo spettacolo del duo comico che ha intrattenuto
molte prime serate della passata stagione televisiva.
Breve bio di Ale e Franz. Alessandro Besentini e Francesco Villa
si conoscono nel ‘94, grazie allo spettacolo teatrale, M di
Woody Allen con la regia di Teo Guadalupi. Lo stesso anno si
iscrivono al C.T.A., dove conoscono Paola Galassi che li avvia a
questo mestiere attraverso il Caffè Teatro di Verghera dove
diretti da Natalino Balasso, frequentano il laboratorio da cui
nasce
il loro primo spettacolo: Ale Franz dalla A alla Z. Inizia la
gavetta in giro per i locali d’Italia, finché non arriva il
momento del
provino a Zelig. Qui l’incontro con Giancarlo Bozzo e la prima
apparizione televisiva nel 1996 a Facciamo Cabaret. Seguono nel
1997 un provino con la Dandini e i Guzzanti che li porta ad
entrare nel cast di Pippo Chennedy Show. Nel 1998 si avvera un
altro sogno chiamato Mai dire gol con Bisio, Hendel, Luttazzi e
la Gialappa’s Band. Il 1999 è l’anno dell’avventura a Zelig su
Italia1 con Simona Ventura e Massimo Boldi. Nello stesso anno
lavorano al progetto di Gregorio Paolini per Rai2 Convenscion
per poi tornare a Zelig. Dal 2000 al 2007 passano dalla seconda
serata di Italia1 alla prima di Canale5, sotto gli occhi di un
pubblico sempre più numeroso e con l’approvazione di Gino e
Michele. Nel 2001 debuttano a teatro con Due e Venti per la
regia di Alberto Ferrari e più di 200 repliche da Trieste a
Palermo. Nel 2002 e nel 2003 inventano insieme a Claudio Bisio
una
formula per mostrare alla gente lo spirito della trasmissione,
quella che in Tv è bella ma dal vivo ancora di più. E così Zelig
in tour gira l’Italia arrivando a riempire la curva dello stadio
Olimpico a Roma. Numerose le apparizioni al cinema: in Bibo per
sempre di Teocoli, in Tutti gli uomini del deficiente della
Gialappa‘s, in La grande prugna di Malaponti. Nel 2005 scrivono
il loro
primo film La terza stella con la regia di Alberto Ferrari che
fa crescere la voglia di fare cinema e così nel 2006 scrivono
con
Venier, Fontana, Spinelli Mi fido di te con la regia di Venier.
Nel 2005 e nel 2008 in Madagascar 1 e 2 sono le voci ad Alex il
leone (Ale) e Marty la zebra (Franz). E nel 2009 è andata in
onda la terza edizione di Buona la Prima! il format tedesco
tutto basato
sull’improvvisazione che li ha visti protagonisti su Italia Uno
insieme a tantissimi ospiti del panorama televisivo e artistico.
La video intervista su http:
//www.youtube.com/watch?v=t5HUFBeQBBY
Venerdì 19 novembre 2010 ore 21
ERRI DE LUCA
In viaggio con Aurora
di e con Erri De Luca
e con Aurora De Luca, Olek Mincer e Micaela Zanotti (violino)
Un nuovo spettacolo e un gradito ritorno: quello di Erri De
Luca, tra i più importanti esponenti della letteratura italiana
contemporanea, con In viaggio con Aurora. Uno spettacolo che in
realtà è un racconto: la storia di un uomo che racconta,
con la straordinaria comunicatività che lo caratterizza, il
secolo passato a chi appartiene a quello nuovo. Sul palco,
oltre all’autore costantemente in scena insieme a sua nipote
Aurora, la violinista Micaela Zanotti e l’attore Olek Mincer.
Il tempo non è una spina dorsale e le generazioni non sono
vertebre attaccate una dopo l’altra a una colonna. Le
generazioni
sono pietre che affiorano in mezzo a un guado, a volte distanti
un solo passo, a volte lontane da raggiungere. La mia
generazione
fu molto vicina a quella precedente. Nato in dopoguerra, sono
stato coetaneo di rivoluzioni e migrazioni. Quella di Aurora,
nipotina ventenne, è invece remota dalla mia. Bisogna
attraversare una corrente per collegare il mio tempo col suo.
“In viaggio
con Aurora” è un racconto sul 1900. C’entra Napoli, come punto
di partenza, c’entra la musica con una chitarra lenta in mano
mia e un violino veloce sotto le dita della violinista Micaela
Zanotti. Ospite della nostra stanza arriva Olek Mincer, attore
che ha
studiato nella scuola del teatro yiddish di Varsavia. Racconto
per Aurora il mio secolo dal quale lei proviene come un uccello
da
un uovo. Per lei è un guscio svuotato, per me tuorlo e albume.
Le racconto il tempo precedente, che qui sta tutto dentro uno
zaino da viaggio.
Erri De Luca
Erri De Luca, napoletano, è uno dei più importanti scrittori e
poeti italiani. Nel 1968, a diciotto anni, raggiunge Roma dove
entra
nel movimento politico Lotta Continua, divenendone uno dei
dirigenti attivi durante gli anni settanta. In seguito svolge
numerosi
mestieri in Italia e all’estero, come operaio qualificato,
camionista, magazziniere, muratore. Durante la guerra in
ex-Jugoslavia
è autista di convogli umanitari destinati alle popolazioni.
Studia da autodidatta diverse lingue, tra cui l’ebraico antico
dal quale
traduce alcuni libri della Bibbia. Pubblica il primo libro nel
1989, a quasi quarant’anni: Non ora, non qui, una rievocazione
della
sua infanzia a Napoli. Regolarmente tradotto in lingua francese,
tra il 1994 e il 2002 riceve il premio France Culture per Aceto,
arcobaleno, il Premio Laure Bataillon per Tre Cavalli e il
Femina Etranger per Montedidio. Il suo ultimo romanzo, Il giorno
prima
della felicità, è un grande successo.
Da martedì 30 novembre a venerdì 3 dicembre 2010 ore 21
BEPPE GRILLO
Dopo aver girato l’Europa all’inizio dell’anno con lo spettacolo
Incredible Italy (Londra, Bruxelles, Parigi, Vienna, Monaco,
Zurigo e Basilea le varie tappe), Beppe Grillo sta preparando il
suo nuovo spettacolo per il pubblico italiano e ritornerà sul
palcoscenico
del Teatro Colosseo per un nuovo indimenticabile spettacolo di
cui non si conosce ancora il titolo ma che ricorderà a
tutti che Beppe Grillo è non solo un attivista politico, un
blogger e il promotore di un forum con migliaia di iscritti e
del neonato
MoVimento 5 Stelle, ma soprattutto un attore dalla dissacrante
vena comica, un uomo di spettacolo dai perfetti tempi comici
e dal ritmo incalzante.
Beppe Grillo, il più popolare comico italiano, nasce a Genova
nel 1948. Scopre il proprio talento nei locali della sua città,
ma
il vero successo lo trova a Milano quando si esibisce in un
provino di fronte ad una commissione RAI (presente anche Pippo
Baudo) improvvisando un monologo. Da questa esperienza
scaturiscono le sue prime partecipazioni a trasmissioni
televisive
(Secondo Voi 1977-78 e Luna Park 1979) imponendosi subito con i
suoi monologhi di satira di costume e rompendo, con
l’improvvisazione, quelli che erano gli schemi “professionali”
della televisione. Nel 1979 partecipa alla prima serie di una
fortunata
trasmissione che sarà poi ripresa negli anni a seguire:
Fantastico. È la volta poi di Te la dò io l’America (1981) e Te
lo
dò io il Brasile (1984) con la regia di Enzo Trapani, dove
Grillo porta le telecamere fuori dagli studi televisivi: una
sorta di diario
di viaggio di un italiano che coglie con ironia gli aspetti più
divertenti degli usi e costumi di questi paesi. Appare in
seguito
nelle più importanti trasmissioni nazionali (Fantastico,
Domenica In, Festival di Sanremo), concentrando in pochi minuti
le sue
performance e raggiungendo altissimi indici di ascolto; il suo
ultimo monologo al Festival di Sanremo raggiunse i 22 milioni di
telespettatori. Il suo modo di fare spettacolo si fa sempre più
graffiante e corrosivo, dalla satira di costume passa ad
affrontare
temi più scottanti di carattere sociale e politico, facendo
rabbrividire i vari dirigenti della televisione che nonostante
il “rischio”
continuano ad invitarlo nelle loro trasmissioni.
Oltre agli impegni televisivi e agli innumerevoli spettacoli dal
vivo, dove esprime al massimo le sue doti di grande
comunicatore,
si dedica anche al cinema, realizzando con successo i seguenti
film: Cercasi Gesù (1982) diretto da Luigi Comencini (vince il
David di Donatello), Scemo di Guerra (1985) con la regia di Dino
Risi ( partecipa al Festival di Cannes) e Topo Galileo (1988)
con la regia di Laudadio (rappresenta l’Italia al Festival di
Rio de Janero) con sceneggiatura e soggetto scritti a quattro
mani
con lo scrittore Stefano Benni. Dopo aver vinto ben sei
Telegatti, nel 1990 Beppe Grillo “fugge” dalla televisione e
cerca scampo
in teatro, lasciandosi alle spalle varietà, telegiornali,
telequiz, aste e dibattiti. Lo spettacolo portato in scena è
Buone Notizie,
un vero evento in teatro sia come critica che come presenze di
spettatori. Nel 1992 ritorna sul palcoscenico con un recital i
cui contenuti mostrano una nuova evoluzione, si spostano gli
obbiettivi della sua satira, ad essere presa di mira non è più
la
politica, ma l’economia consumista, la propaganda commerciale e
i comportamenti irresponsabili verso la persone, la salute e
l’ambiente. Nasce una nuova satira: quella economico-ecologica.
Nel 1994 Beppe Grillo torna in televisione con due recital dal
teatro delle Vittorie che hanno come temi principali la critica
dell’economia, della propaganda commerciale e delle speculazioni
telefoniche con il numero 144. Batte ogni record d’ascolto
per un programma di varietà, le due puntate sono seguite da 15
milioni di telespettatori a sera. Scrive alcuni articoli per i
quotidiani, tra i quali uno sull’economia (la “Grillonomics”)
sul Corriere della sera, a cui risponde il Nobel Modigliani e
uno sulla
prevenzione delle malattie su Repubblica, a cui risponde Umberto
Veronesi.
Il tour del 1995 Energia e informazione tocca oltre 60 città
italiane raccogliendo nei palasport più di 400.000 spettatori.
Lo
spettacolo critica la concentrazione di potere nei settori
dell’informazione e dell’energia. Insieme a Grillo sul palco per
tutta il
tour è il pioniere svizzero dell’energia solare Markus Friedli
con il suo furgone a idrogeno. Grillo inala i fumenti di vapor
d’acqua,
spalmando di balsamo all’eucalipto il tubo di scappamento.
Trascinati da Grillo sul palco, diversi sindaci, tra cui quello
di Milano,
sono costretti alle inalazioni benefiche. Lo spettacolo viene
registrato a Bellinzona e trasmesso dalla TSI in Canton Ticino e
dalla
WDR in Germania. La RAI annulla all’ultimo giorno la messa in
onda già programmata per il 10 Gennaio 1996. Nel 1997 è in
tour con lo spettacolo Cervello. Partecipa con un breve
spettacolo alla festa di inaugurazione della EWS
(Elektrizitätswerken
Schönau), l’impresa nata dalla privatizzazione popolare della
rete elettrica di Schönau, nelle foresta nera. Gli obiettivi
delle EWS
(http://www.ews-schoenau.de/) sono l’abbandono dell’energia
nucleare, l’efficienza energetica, la cogenerazione, le energie
rinnovabili, la microgenerazione diffusa. Nel 1998 è in tour con
lo spettacolo Apocalisse Morbida e dopo cinque anni di assenza
dai teleschermi italiani prende avvio la sua collaborazione con
Telepiù che inizia a mandare in onda in chiaro i suoi spettacoli
e
il primo Discorso all’umanità , trasmesso la notte di Capodanno.
Nel 1999 proclama il secondo Discorso all’umanità trasmesso
da Telepiù la notte di Capodanno e realizza per la TSI
Televisione della Svizzera Italiana il documentario Un futuro
sostenibile
– con meno, di più e meglio, una speranza per il nuovo
millennio, vincitore del premio ENEA 1999 “Sviluppo
sostenibile“. Nel
2000 è in tournèe con lo spettacolo Time Out e su Telepiù a
Capodanno viene trasmesso il terzo Discorso all’umanità. I
successivi
spettacolo La grande trasformazione, Va tutto bene, Black out ne
fanno un paladino sempre più dichiarato della nuova
coscienza ecologica e dell’antipolitica, mentre intorno al suo
blog beppegrillo.it si va sempre più aggregando un vero e
proprio
movimento di opinione.
Venerdì 10 dicembre 2010 ore 21
SOWETO GOSPEL CHOIR
Direttamente dal Sud Africa
Il Soweto Gospel Choir, fondato nel 2002 sotto la direzione di
David Mulovhedzi e Beverly Bryer, annovera tra le sue fila i
migliori
talenti vocali formatisi nelle molte chiese di Soweto, il grande
sobborgo di Johannesburg - Sud Africa, ed è riconosciuto
come uno dei più importanti gruppi del panorama musicale gospel
degli ultimi anni.
Il Coro nasce per celebrare l’eccezionale energia e la forza
ispiratrice della musica Gospel sudafricana ed ha come missione
la condivisione della gioia e della fede attraverso di essa. Il
Soweto Gospel Choir è inoltre ambasciatore internazionale,
insieme a Bono degli U2 e Brad Pitt, della 46664 Foundation di
Mandela, Fondazione per la lotta all’HIV intitolata dall’ex
presidente sudafricano in memoria dei suoi giorni di reclusione
a Robben Island, sotto il regime di apartheid (Nelson Mandela
prigioniero n°466, imprigionato nel ’64). Attraverso raccolte
benefiche si occupa anche di sostenere gli enti di Nkosi’s Haven
e Nkosi’s Haven Vukani, fondati entrambi nel 2003 e intitolati a
Nkosi, bambino nato sieropositivo, che ha impegnato la sua breve
vita per la lotta all’HIV in Africa. Il Soweto Gospel Choir ha
ottenuto in questi anni numerosi riconoscimenti tra cui ben tre
Grammy
Awards per il miglior album di musica tradizionale dal mondo nel
2006, 2007 e 2008 e una nomination all’81 edizione dei premi
Oscar - Annual Academy Awards 2009. Il Coro è stato infatti
segnalato nella categoria Miglior Canzone Originale per la
canzone
Down To Earth, presente nella pellicola animata Wall-E di Andrew
Stanton, realizzata a seguito della preziosa collaborazione del
Coro con il compositore e musicista Peter Gabriel assieme a
Thomas Newman. In questa sede il Soweto Gospel Choir è stato
riconosciuto come il primo artista proveniente dal Sud Africa e
si è esibito sul palco degli Oscar insieme a John Legend. La
tournée italiana del 2008 ha visto il Coro impegnato a Milano,
Genova, Bologna, Firenze e Roma con lo spettacolo African
Spirit, raggiungendo un totale di 10.000 spettatori per sole 7
repliche, un successo che fece il tutto esaurito già ad agosto
2007
al Festival di Edimburgo e altrettanto durante il 51esimo
Festival dei Due Mondi di Spoleto nell’estate del 2008. A
dicembre 2010
il Coro tritorna con una nuovissima produzione che ha già in
programma un lungo tour in tutta Europa: Grace. Un condensato
di energia e vocalità, dato dal connubio perfetto tra canzoni
del repertorio Gospel e rivisitazioni di musiche tradizionali
africane ed
interpretato attraverso balli sfrenati ed una perfetta sincronia
tra gesto e vocalità. Con 26 artisti in scena, tra cantanti,
ballerini
e percussionisti, il Soweto Gospel Choir riesce a scuotere le
anime, trasmettendo al pubblico di tutto il mondo la bellezza
e la passione che caratterizzano l’Africa.
Sabato 11 e domenica 12 dicembre 2010 (sab ore 21/dom ore 16)
BALLETTO DI MOSCA LA CLASSIQUE
Lo Schiaccianoci
Appena il sipario si apre, la quotidianità si dilegua per far
spazio a tutto un altro mondo: luci e calore di camini accesi,
una realtà fatta di candore che prende vita da scenografie
curate nel minimo dettaglio e da costumi magistrali cuciti a
mano con rigore e rispetto di una tradizione antica. Il Balletto
Di Mosca La Classique, diretto da Elik Melikov e prodotto da
Arteatro,
toglie il fiato per lo stupore attraverso la celeberrima
trilogia ciaikovskjana La Bella Addormentata, Lo Schiaccianoci,
Il Lago dei Cigni.
Il Balletto di Mosca La Classique, fondato nel 1990 sotto
l’égida e con il riconoscimento del Dipartimento della Cultura
della Città di Mosca – Moskoncert da Nadejda Pavlova e Elik
Melikov e presente in Italia dal ’91, è un organico formato da
una cinquantina di elementi provenienti da blasonate strutture
come il Bolshoi di Mosca, il Kirov di San PietroBurgo, i Ballets
Theatres di Kiev e Odessa, e ha in repertorio tutti i grandi
titoli. La compagnia, figlia della “grande madre Russia”, si
pone come
un baluardo della secolare tradizione della danse d’école ma,
grazie al coreografo Alexander Vorotnikov, la libera dai
ridondanti
e obsoleti “manierismi” per riproporla rinnovata e adatta al
pubblico odierno che, se ama la tradizione, nel contempo
predilige
mises en scène più agili e moderne. Una predilezione
perfettamente compresa da Elik Melikov, imprenditore e uomo di
teatro
che nel ’90, dando i natali al Balletto di Mosca La Classique,
ha iniziato e proseguito con successo la carriera di direttore
artistico.
Peculiarità della Compagnia è quella di dar modo di poter
rappresentare entrambi i titoli con la musica dal vivo grazie
alla collaborazione con l’Orchestra Sinfonica Italiana. Sul
podio Kostantin Kvatinets, talentuoso direttore d’orchestra
russo, dal
2006 specializzato anche nella direzione per il balletto.
Lo Schiaccianoci, eseguito per la prima volta il 18 dicembre
1892 a San Pietroburgo su libretto di Petipa; secondo gli
storici
fu sempre il geniale francese ad iniziare la stesura delle
coreografie, ma una malattia lo costrinse a delegare l’incarico
a Lev
Ivanov, secondo maître de ballet del Teatro Marinskij. Al
debutto, ritenendo insufficiente il proprio contributo
coreografico, Petipa
vietò di pubblicare il proprio nome affiancato a quello del
valido collaboratore. La “prima” ebbe fra gli interpreti
l’italiana
Antonietta Dell’Era nel ruolo della Fata Confetto (per il tema
musicale Ciaikovskij scelse il suono incantevole della celesta,
strumento che il compositore scoprì nel 1891 durante un
soggiorno a Parigi) e il giovanissimo Nicolaj Legat, il quale
sarebbe
in futuro diventato maestro di Nijinskij e Fokin. Tra le parti
più conosciute e amate dal pubblico affezionato alla fiaba
natalizia
de Lo Schiaccianoci figurano il Valzer dei Fiocchi di Neve, il
trascinante Valzer dei Fiori e i divertissements affidati ai
solisti
nel secondo atto: la Cioccolata (danza spagnola), il Caffè
(danza araba), il The (danza cinese) e il Trepak, tipica danza
russa di
origini cosacche.
Le carriere di Carlo Pesta ed Elik Melikov si incrociano nel
1991 quando il giovane manager milanese organizza la prima
tournée per l’allora neo costituita compagnia moscovita e ne
conosce l’altrettanto giovane direttore Elik Melikov. Da subito
tra
i due si instaura un rapporto di stima reciproca che nel corso
degli anni va sempre più consolidandosi.
Martedì 14 e mercoledì 15 dicembre 2010 ore 21
JESUS CHRIST SUPERSTAR
di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice
regia di Massimo Romeo Piparo
con il vincitore di X Factor 2 Matteo Becucci nel ruolo di
Giuda, con la partecipazione di Mario Venuti nel ruolo di Pilato
e
Nicky Nicolai nel ruolo di Maddalena insieme ad un’orchestra dal
vivo e 35 artisti in scena.
A 15 anni dallo storico debutto torna una produzione esplosiva
con un allestimento di grandissimo livello artistico che farà
rivivere i fasti dell’Opera Rock più amata dal pubblico
italiano. Il Primo JCS mai prodotto in Italia, l’Unico ad avere
avuto il riconoscimento
del Vaticano, l’Originale che ha fatto conoscere il genio di
Webber&Rice. Con 11 stagioni consecutive di repliche e
oltre 1.000.000 di spettatori, con più di 100 artisti si sono
alternati nel cast e 19 regioni e 84 città sono state toccate
dallo
show nella memorabile edizione nel 2000 con Carl Anderson.
Il cast vede impegnate diverse star della musica leggera
italiana: Mario Venuti sarà Pilato, Nicky Nicolai la Maddalena,
Matteo Becucci (vincitore di X Factor 2) Giuda mentre il
protagonista è Paride Acacia. Con un’orchestra dal vivo e
più di 30 elementi in scena il musical è interamente cantato in
lingua inglese. JCS, noto per aver cambiato la Storia del
Teatro Musicale italiano, narra l’ultima settimana di vita di
Cristo in chiave rock. La commistione di argomento religioso,
punto di vista laico e musica Rock, lo rende un evento
trasversale che unisce in platea un pubblico vasto e variegato.
Nessun altro musical italiano in lingua originale vanta questo
significativo record: 11 anni consecutivi di programmazione
nelle stagioni dei Teatri italiani dal 1995 al 2006. Questa
versione, inoltre, è stata l’unica al mondo ad avere ottenuto
un riconoscimento ufficiale dalla Santa Sede in occasione del
Giubileo dell’Anno 2000. In quell’anno ad interpretare il
ruolo di Giuda fu il mitico Carl Anderson, già interprete di
Giuda nel film di Norman Jewison del 1973, che verrà ricordato
prima dello spettacolo con un inedito cortometraggio.
Questa versione di JCS diretta da Massimo Romeo Piparo, senza
dubbio uno dei più illustri rappresentanti del genere
Musical in Italia, ha già incontrato il favore di oltre un
milione di spettatori e vanta al suo attivo già tre diverse
edizioni
con 18 Regioni toccate e più di mille rappresentazioni. Le
coreografie sono di Roberto Croce e la direzione musicale
di Emanuele Friello.
Venerdì 21 e sabato 22 gennaio 2011 ore 21
ALESSANDRO BERGONZONI
di e con Alessandro Bergonzoni
regia di Alessandro Bergonzoni e Riccardo Rodolfi
organizzazione e distribuzione: PROGETTI DADAUMPA Srl
Il vincitore del premio Ubu 2009 per la migliore interpretazione
maschile nel teatro italiano torna a calcare le assi del teatro
di Via Madama Cristina con il suo nuovissimo spettacolo il cui
titolo deve ancora essere annunciato. Alessandro Bergonzoni
gremisce i teatri e inchioda alle poltrone gli spettatori di
tutta Italia, entusiasmando il pubblico non solo con le sue
pièce teatrali,
ma anche le sue innumerevoli partecipazioni radiofoniche e
televisive, le collaborazioni giornalistiche e i suoi libri.
Bergonzoni è un attore che in scena può far scomparire
improvvisamente il senso comune e sostituirlo con panorami fino
ad un attimo prima impensabili, un autore che non ha imitatori
proprio perché non si ferma di fronte al linguaggio ma vi si
immerge fino ad estrarne i concetti fondanti. Un Bergonzoni
anarchicamente comico ma, questa volta, sicuramente molto
più polemico e metafisicamente critico verso la realtà che ci
assedia.
Alessandro Bergonzoni nasce a Bologna nel 1958. A 24 anni dopo
l’Accademia Antoniana e la laurea in giurisprudenza, inizia
la collaborazione artistica con Claudio Calabrò, debuttando in
teatro nel doppio ruolo a lui congeniale di attore-autore con
Scemeggiata (1982), a cui faranno seguito Chi cabaret fa per tre
(1983) e La regina del Nautilus (1984). Già in questi primi
spettacoli Bergonzoni sviluppa i temi comici che diventeranno
fondamentali nei suoi successivi lavori: il rifiuto del reale
come
riferimento artistico, “l’esplorazione” linguistica e l’assurdo
come mondo comico da esplorare a tutto campo. Il 1985 oltre al
debutto de La saliera e l’ape Piera, vede Bergonzoni impegnato
con le sue prime esperienze radio-televisive. Ma è con “Non è
morto nè Flic nè Floc” (1987) che ad Alessandro Bergonzoni
arrivano i primi riconoscimenti sia da parte della critica
(menzione
speciale del premio I.D.I. 1988) che da parte del grande
pubblico. Nell’autunno del 1989 Mondadori pubblica il suo primo
libro
Le balene restino sedute. È proprio da queste pagine che, nel
novembre 1989, prende vita l’omonimo recital-lettura che
Bergonzoni
porterà in tourneè con successo per oltre due anni. L’aprile del
1991 segna l’inizio della collaborazione di Bergonzoni
con Radio 2 per la quale scrive e realizza Zitta, che si sente
tutto (1991), Il vento ha un bel nasino (1992) e Missione
sguazzino
(1993). Nel febbraio 1992 debutta con Anghingò, altro capitolo
della sua continua ricerca all’interno del cosmo comico.
Mondadori
pubblica il suo secondo libro È già mercoledì e io no che
ottiene immediatamente un grande successo. Il 1995 vede l’uscita
per Garzanti del suo terzo libro Il grande Fermo e i suoi
piccoli andirivieni dove per la prima volta si cimenta con la
struttura
del romanzo. Nel 1996 il Premio Candoni gli commissiona un atto
unico, che intitolerà Chi ha ucciso il maiale, da presentare
all’interno della sezione nuova drammaturgia. Questo testo
assieme all’inedito Ambetrè comporrà poi lo spettacolo Al Bergo
Bergonzoni allestito dalla compagnia torinese Assemblea Teatro.
Sempre nel 1996 Alessandro Bergonzoni debutta nel ruolo di
sceneggiatore-attore nel suo primo cortometraggio Piccola
Mattanza, diretto da Claudio Calabrò, che viene presentato al
Torino
Filmfestival. All’inizio del 1997 debutta il suo nuovo
spettacolo teatrale Zius. E sarà proprio con questo lavoro che
la ricerca
verso una narrazione lineare troverà un vero punto di partenza:
Jean, Jeanjean e Jean per Jean saranno infatti i protagonisti
di una storia narrata dall’inizio alla fine. Nell’aprile 1999
Mario Moretti prepara al Teatro dell’Orologio di Roma uno
spettacolo
antologico su Bergonzoni dal titolo Lunendoli, mentre il nuovo
libro Opplero - Storia di un salto, edito da Garzanti e
presentato al
Salone di Torino, è in distribuzione dal maggio 1999. Sempre in
quest’anno inizia una collaborazione con la testata del GR RAI
con la nota giornalistica chiamata L’epitalamo e in novembre
debutta al Teatro Due di Parma con Madornale 33. Ed è proprio
raccontando la storia di Fufyo e della sua ricerca delle 33
verità assolute che Bergonzoni si avvia a chiudere il ciclo
artistico
che l’ha portato ad interessarsi ad una narrazione teatrale
sempre più unitaria e precisa.
Il 2000 lo vede intensificare le partecipazioni radiofoniche su
Radio Rai (Fahrenheit, Ho perso il trend e Caterpillar ) e
cominciare
una strettissima collaborazione con la Casa dei Risvegli - Luca
De Nigris. Per questa associazione che si occupa del risveglio
dal coma e della successiva riabilitazione cura insieme a
Riccardo Rodolfi gli spot cinematografici/televisivi e la
campagna
stampa diventandone anche il testimonial. Da questa
collaborazione nasce nell’ottobre 2001 Coma reading messo in
scena
all’Arena del Sole di Bologna insieme ad Alessandro Baricco,
Pino Cacucci e Gabriele Romagnoli. Nel 2001 interpreta la parte
del “Direttore del circo” nel Pinocchio di Roberto Benigni. Nel
2002 accetta l’invito di Tele+ per l’ideazione e la
realizzazione
di un programma televisivo su Tele+bianco intitolato “Carta
bianca”. Nel dicembre 2002 termina dopo tre anni, la tournè di
Madornale 33 che diventerà il suo spettacolo più replicato.
All’inizio del 2004 Renzo Sicco per Assemblea Teatro adatta per
il palcoscenico il suo libro “Opplero-Storia di un salto”
facendolo diventare uno spettacolo dal titolo Grili, cicalle ed
altri erorri.
Nella primavera insieme a Riccardo Rodolfi, prepara il nuovo
spettacolo decidendo di dargli una gestazione creativa pubblica
e
optando per delle anteprime-laboratorio replicate in diverse
parti d’Italia; ed è così che nasce in primavera Predisporsi al
micidiale
parte prima: l’inaudito, percorso necessario per arrivare al
debutto nell’ottobre del 2004 del definitivo Predisporsi al
micidiale
col quale vince il Premio dell’Associazione Nazionale dei
Critici di teatro. Nel 2005 esce per Bompiani il nuovo libro Non
ardo dal desiderio di diventare uomo finchè posso essere anche
donna bambino animale o cosa. Nel 2007 debutta al Teatro
Duse di Bologna il suo nuovo lavoro teatrale dal titolo NEL. Il
22 febbraio 2008 a Napoli inaugura la sua prima personale
d’arte.
Venerdì 28 e sabato 29 gennaio 2011 ore 21
KATAKLÒ
Love Machine
una produzione Kataklò Athletic Dance Theatre
ideazione e regia Giulia Staccioli
coreografie Giulia Staccioli e Jessica Gandini
musiche originali Italo Dorigatti, Alias Sabba D.J.
ideazione costumi Sara Costantini
disegno luci e direzione tecnica Andrea Mostachetti
performer Maria Agatiello, Elisa Bazzocchi, Paolo Benedetti,
Eleonora Di Vita, Leonardo Fumarola, Serena Rampon,
Marco Ticli, Marco Zanotti
voce registrata Carlo Alighiero
Dopo l’entusiasmante successo riscosso in tutta Europa – tra cui
il Fringe Festival di Edimburgo – la danza dei Kataklò arriva
al Colosseo con Love Machines. Physical theatre, danza, musica e
acrobazie si fondono in una performance spettacolare e
coinvolgente. Nell’elaborazione delle coreografie, Giulia
Staccioli ha attinto dagli studi di Leonardo Da Vinci sul corpo
umano
e sulle macchine: i danzatori si muovono tra paesaggi surreali e
strutture dai piani inclinati sperimentando movimenti che
sfuggono alle leggi naturali.
Una terra misteriosa, un paesaggio che affascina, un panorama
che sembra essere senza fine in una dimensione
atemporale. Perfetto scenario per le avventure di due sfrontati
esploratori in cerca di nuove scoperte e di nuove realtà.
La fioca luce delle torce permette di cogliere solo alcuni
tratti del luogo in cui si sono inoltrati. Temerari e al
contempo impacciati,
i curiosi esploratori perlustrano lo spazio circostante
desiderosi di svelarne ogni più intimo segreto. Scoprono così
che
nell’oscurità si celano oggetti inconsueti: strutture con il
piano superiore inclinato, involucri inerti, strani spuntoni,
ostili e
sinistri. Le azioni dei due pionieri regalano al pubblico
momenti di vivace ilarità. Con divertente invadenza affrontano
la pendenza
delle strutture e si accorgono che in ognuna di esse vive un
corpo in carne e ossa che cammina, pensa, lotta, ama.
Un corpo-macchina che rappresenta il motore della materia, la
sua anima. Che ha voglia di vivere, di aprirsi al desiderio
d’amore, divenendo così la metafora di tutto ciò che è passione
e desiderio inconscio. Così accade che allo stesso modo in cui
l’anima di un essere umano palpita e dà vita alla materia,
ognuno di quei corpi dà e prende vita dalla macchina cui è
indissolubilmente
legato. In questo nuovo mondo non vi sono regole conosciute, né
il concetto di dritto e rovescio: agli occhi dei due
pionieri forme e pensieri appaiono ribaltati ma in perfetto
equilibrio. A poco a poco i viaggiatori si lasciano coinvolgere
dalla
giocosa vitalità e dalla contagiosa follia d amore di questo
popolo che, attraverso la passione, la curiosità e l’intuizione,
ha compiuto un percorso ricco e progressivo fino a creare una
nuova dimensione in cui tutto è armonia.
Il rapporto uomo-macchina è incentrato su una visione
profondamente ottimistica del mondo. È proprio l’idea
dell’amore, che
genera il mito dell’unione. Grazie alla conoscenza reciproca, la
diversità diviene normalità. Come agli occhi di Leonardo da
Vinci il non conosciuto genera esperienza, così gli esploratori
imparano a vedere ciò che li circonda da un altro punto di
vista,
un’altra angolazione.
Venerdì 11 e sabato 12 febbraio 2011 ore 21
ENRICO BERTOLINO
Torna in scena Enrico Bertolino con uno spettacolo in cui,
partendo da se stesso, torna a parlare dei temi a lui più cari:
i sentimenti,
le ambizioni, le nevrosi e le solitudini, riflettendo sulla
fisionomia della nostra generazione. Uno spettacolo con
i testi del grande Curzio Maltese dove si alternano momenti di
critica pungente, alcune parentesi di surreale fuga dalla realtà
accompagnata da musiche e ballate e quadretti paradossali
dedicati alla satira di costume e all’osservazione di una realtà
sempre più farsesca.
Venerdì 18 e sabato 19 febbraio 2011 ore 21
PAOLO ROSSI
Il Mistero Buffo di Dario Fo
L’altissimo gradimento del pubblico, l’ulteriore perfezionamento
dello spettacolo l’introduzione in scena della straordinaria
interprete Lucia Vasini sono alcuni dei motivi che spiegano il
ritorno del Mistero Buffo di Dario Fo interpretato da Paolo
Rossi.
Nessun altro spettacolo può esaltare allo stesso modo il ritmo e
la genialità di Rossi nel descrivere l’immagine,
nell’interpretare
il pensiero del suo grande maestro Fo utilizzando il linguaggio
contemporaneo.
Il Mistero Buffo che Paolo Rossi ripropone non è una mera
riproposizione deltesto – o meglio dell’insieme di testi – con
cui
Dario Fo segnò agli inizi degli anni settanta una vera e propria
rivoluzione nel teatro contemporaneo italiano, ma rimane
comunque
un opera geniale. Le storie di Gesù – l’infanzia, la
resurrezione di Lazzaro, l’ultima cena, la passione – sono
ambientate in
questa versione in una vera baracca di comici dell’arte,
portarori di racconti e di leggende, dove fra un tavolino a tre
gambe,
il manichino di un immigrato sempre presente insieme al
musicista Emanuele Dell’Aquila e la spalla ineffabile di Lucia
Vasini,
Rossi interpreta il giullare e il giullare interpreta la realtà.
Se Dario Fo usava il grammelot come altissima stilizzazione
Rossi
invece non insiste troppo su questa risorsa linguistica, ma
racconta con grande affetto, quasi con intimità, le storie delle
figure
che via via evoca. Compaiono nella storia riferimenti
contemporanei, facebook e telefonini, immigrati che sbarcano sul
Lago
di Garda come se fosse Lampedusa. Nei nuovi Misteri che Paolo
Rossi presenta nuovamente a Torino altre storie dei Vangeli,
occasione per riflettere sul contemporaneo e ritrovare un attore
nel suo migliore stato di grazia.
Mercoledì 23 dicembre 2011 ore 21
PASIONES COMPANY
Divino Tango Pasion del sér urbano
Pasiones Company è una compagnia capace di portare in scena il
vero tango argentino: una danza capace di affascinare
e coinvolgere senza dover ricorrere a sovrastrutture complesse
così come avviene a Buenos Aires, dove il tango si balla nelle
piazze. Adrián Aragon e Erica Boaglio sono i protagonisti di uno
spettacolo mozzafiato che non ha bisogno di niente se
non di una colonna sonora accuratamente selezionata e delle
esibizioni superbe dei ballerini. Un’occasione per essere
trasportati nella cultura di una terra viva, ricca di passione e
di fascino.
Uno spettacolo elegante, sensuale e di alto impatto emotivo.
Dove il filo della storia ci porta alle meravigliose ed
affascinanti
scene di una Argentina viva, piena di speranza. Luci,
coreografie e musiche articolate senza fessure, rialzano ancora
di più
il grande livello artistico della Pasiones Company. Classico e
contemporaneo al tempo stesso, Divino Tango è una magistrale
creazione con una messa in scena superba, agile e struggente.
Storie in bianco e nero o colorate dalla passione in cui l’eros
è sottilmente presente ed evocato attraverso il ballo. Adrián ed
Erica ci porteranno nell’ anima di un paese ricco culturalmente,
dove l’immaginazione viaggia tanto velocemente quanto la voglia
di uscire da una eterna crisi. La colonna sonora e stata
accuratamente selezionata al fine di portare ad ogni coreografia
gli elementi sensibili che la storia richiede. Carlos Gardel,
Astor
Piazzolla, Francisco Canaro, affiancati alle nuove creazione di
Luis Corallini, danno personalità all’opera.
Il tango non è una proprietà privata, o soltanto un passo più o
meno complesso o sensuale...Non è soltanto un Museo di
personaggi
di inizio del Novecento nei fiumi peccaminosi delle Milonghe. Il
Tango non si impara, si vive! Il Tango è parte della nostra
anima argentina...oggi...come ieri…come domani. E se la nostra
anima e Divina, lo é anche il nostro Tango!
Venerdì 25 e sabato 26 febbraio 2011 ore 21
GIUSEPPE GIACOBAZZI
Una vita da pavura
di e con Andrea Sasdelli
Dopo quasi 20 anni di palchi, radio e tv, fino al trionfale
approdo a Zelig: Giuseppe Giacobazzi si racconta a teatro.
Nel suo spettacolo Giacobazzi prende in esame vicende di vita
quotidiana: con la sua mimica e il suo umorismo unici analizza
l’attualità italiana. Fondamentale è il suo rapporto con le
donne: i problemi cominciano fin da ragazzino col catalogo
Postal
Market fino ad arrivare alla ristrutturazione della casa,
passando per la gita all’Ipercoop, tra file alla cassa e
carrelli sghembi,
il negozio etnico o Mediashopping. Non manca infine l’ironia
sempre affettuosa con cui Giacobazzi analizza gli stereotipi del
romagnolo partendo dal look, perchè il romagnolo non pensa: fa e
basta. Una vita da pavura ci mostra un Giacobazzi nel pieno
della maturità artistica: sempre travolgente, quasi saggio!
Giuseppe Giacobazzi è nato ad Alfonsine (RA) il 19 febbraio
1963, ma vive a Bologna, il suo vero nome è Andrea Sasdelli.
Dal 1985 al 1992 Giacobazzi è conduttore radiofonico in una
radio privata, e in contemporanea è comparsa comica in diverse
trasmissioni televisive di TV private: Rete 7 - Emotivitalia e
Femminilitalia. Debutta sul palco il 19 marzo 1993 (debutto del
Costipanzo Show) che va in onda con 8 puntate su Telesanterno e
si trasferisce nel 1994 su Rete7 ottenendo notevoli ascolti.
Il poveta, amante della musica, incide, sempre nel 1994, il suo
primo cd, dal titolo Balla sui cubi. Dal 1995 al 1997 appare in
varie trasmissioni televisive su reti private. Sempre nel 1995
scrive il brano Patacca Rap che interpreta in vari spettacoli
dal vivo
e il cui disco viene ufficialmente inciso nell’estate 2007. Dal
1997 ad oggi è protagonista di alcuni spot pubblicitari sia
televisivi
sia radiofonici per aziende della regione. Il 1999 lo vede
protagonista di 10 puntate della trasmissione televisiva
Zappando zappando
con Natalino Balasso e Duilio Pizzocchi in onda su Italia7. Dal
2000 ad oggi conduce una striscia giornaliera radiofonica
con Duilio Pizzocchi su Radio Italia anni 60. Nel 2001 va in
stampa il libro di povesie Sburoni si nasce di cui è l’autore.
Debutta
in teatro nel febbraio 2003 con lo spettacolo omonimo Sburoni si
nasce e inizia le trasmissioni Che calcio vuoi e Dolce amaro
su Telesanterno. L’estate 2004 lo vede protagonista di Tisana
Bum Bum fiction comica in onda su Rai Due. Nel 2005 ha una
piccola parte nel film documentario il 37 sulla strage di
Bologna e a settembre dello stesso anno, partecipa a Zelig Off.
Da qui
il successo nazionale: a febbraio 2006 viene notato dagli autori
di Zelig Circus che lo “arruolano” per la prima serata di Canale
5. Nell’aprile del 2006, Raffaella Carrà lo ammira durante il
suo famoso brano sulle rotonde di Ravenna e lo vuole come ospite
in prima serata su RAI 1 nella sua trasmissione Amore. Nel 2007
Giacobazzi è di nuovo in prima serata su Canale 5 nella nuova
edizione di Zelig dove riscuote un enorme successo e,
abbandonate per un attimo le sue famose povesie, racconta
vicende
di vita quotidiana con una mimica e un umorismo uniche. Nello
stesso anno partecipa ad una puntata di Don Matteo su Rai1
nel ruolo dell’assassino. Nel 2008 viene invitato al Maurizio
Costanzo show. Estate 2008 esce la sua seconda fatica
letteraria:
Una vita da paura che diventa immediatamente un best seller;
nello stesso periodo partecipa al fortunato progetto Tom Tom
Cabaret prestando la sua voce. Autunno 2008: nuovamente
trionfatore a Zelig. 2009: prosegue gli spettacoli in giro per
l’Italia
e il 19 luglio si esibisce davanti a 19.000 persone a Casoni di
Luzzara (RE). Il 21 ottobre 2009 è in libreria con Quel tesoro
di
mio figlio scritto a 4 mani con l’amico di sempre Duilio
Pizzocchi. 2010: nuovamente a Zelig e in giro con il nuovo
spettacolo
teatrale Una vita da pavura.
Venerdì 4 e sabato 5 marzo 2011 ore 21
GIOBBE COVATTA E ENZO IACCHETTI
Niente progetti per il futuro
Due grandi talenti comici, due diversi modi di comunicare e di
vivere caratterizzano la curiosa accoppiata Covatta-
Iacchetti che per la prima volta si incontra in teatro. Il
sodalizio nasce per portare in scena il testo di Francesco
Brandi,
una delle più nuove e più autentiche voci della drammaturgia
italiana.
“Niente progetti per il futuro” è un gioco teatrale surreale,
una parabola contemporanea, che cerca di raccontare con i toni
della leggerezza e del paradosso una società in crisi, dove i
valori dell’Uomo appaiono lisi e sfilacciati sullo sfondo di un
progressivo
impoverimento spirituale.
Due uomini si incontrano di notte su un ponte della periferia di
una grande città. Li accomuna la singolare circostanza
che nello stesso momento hanno pensato di compiere il medesimo
gesto: suicidarsi gettandosi dal ponte. Tobia è un
vip della tv, psicologo di nascita ma opinionista-tuttologo di
adozione (televisiva). È un uomo colto e ironico, ma anche
estremamente
egoista ed egocentrico. Ultimamente è finito in disgrazia dopo
aver involontariamente offeso un alto papavero della
televisione in una delle solite schermaglie dei salotti
televisivi. Sebbene, pentito dell’incauto gesto, abbia cercato
di porvi rimedio
con scuse e genuflessioni, subisce ormai da mesi un pesante
ostracismo che lo ha logorato lentamente, facendo emergere
la sua parte più cinica e nichilista. Su consiglio del suo
agente ha speso gli ultimi denari per sposare in sontuose nozze
una
starlette della tv da cui era fidanzato da tempo, più che per
amore per fare un po’ di “rumore” intorno alla sua immagine, ma
a poco è servito. Oltre allo sbriciolamento della sua carriera
Tobia non sopporta di essere stato improvvisamente abbandonato
da tutti. Porta con sé un agendina dove, accanto al nome di ogni
persona che conosce, annota se questa lo ami o se non lo
ami, come fosse un enorme margherita da migliaia di petali. E
ormai i “m’ama” sono scesi per la prima volta sotto il 3%, un
dato nefasto quanto le percentuali auditel dei suoi programmi
televisivi. La sua popolarità è definitivamente annientata.
Quindi
è arrivata l’ora di farla finita. Ma proprio nel fatidico
instante in cui sta per lasciarsi andare giù dal ponte appare
Ivan.
Garagista, uomo semplice e di una piacevole concretezza,
religioso praticante, di estrazione sociale bassa, con una
cultura
non certo ricca ma nutrita da un’insopprimibile curiosità che
alimenta le sue velleità speculative e finanche filosofiche, un
filosofo del paradosso ovviamente! E proprio certe sue
speculazioni vittimistiche lo hanno portato a concludere che il
modo più
consono di reagire al tradimento della fidanzata sia levarsi la
vita. Adesso che però ha conosciuto di persona Tobia, di cui è
da
sempre grande fan, ha deciso che la sua ultima buona azione da
vivo sarà impedirgli il suicidio. Dall’incontro - scontro di
questi due personaggi che provengono da mondi così lontani, con
prospettive sulle cose della vita così distanti, nasce il
dramma o la commedia, secondo i diversi punti di vista o la
diversa lettura degli avvenimenti.
Francesco Brandi è autore di altri interessanti testi teatrali,
alcuni dei quali già andati in scena, e rappresenta una delle
più
nuove e più autentiche voci della drammaturgia italiana. Il
testo ha vinto Il Premio Flaiano 2009 con la seguente
motivazione di
Masolino D’Amico, Presidente della Giuria: “Dramma sottile e
coinvolgente, spesso imprevedibile, nel rappresentare l’incontro
di un semplice garagista con un Vip della televisione, colto e
intelligente ma egocentrico oltre ogni limite. Ne esce il
ritratto di
una società intera, priva di valori e piena di contraddizioni.”
Giovedì 10 marzo 2011 ore 21
RHYTH.MIX
uno spettacolo di Barbara Cardinetti
da un’idea di Antonio Gnecchi Ruscone
consulenza tecnica Emanuela Maccarani
coreografie Barbara Cardinetti
cast Atlete di Ginnastica Ritmica
Dopo il successo riscosso la scorsa stagione torna nei teatri
italiani Rhyth.mix, uno spettacolo tutto al femminile,
in cui ritmo, sincronismo, bellezza ed eleganza sono estetizzati
in una perfetta armonia di tecnica, danza, musica e
colori. Il corpo come spettacolo di eleganza, la bellezza come
sincronismo di forme, la gioia come striscia di colore, la
musica
come armonia del movimento in un mondo di sirene suadenti;
questo è Rhyth.mix. Il successo della ginnastica ritmica
italiana
nelle grandi arene sportive di tutto il mondo ha ispirato un
progetto originale e coraggioso: trasformare il talento,
l’abilità
e la disciplina sportiva in uno spettacolo che di clavette,
funi, palle, nastri e cerchi usa la grande potenzialità
spettacolare
proiettandola nei tempi e nei ritmi della danza. Un mix di
generi e tecniche al servizio della spettacolarità del movimento
estremo, nell’esaltazione dello stupore che si prova davanti al
fondersi del ritmo nella danza e della sincronia nel movimento:
la
visione della bellezza. Soluzioni scenotecniche multimediali e
sorprendenti sottolineano l’aspetto contemporaneo dello
spettacolo,
con effetti inattesi e coinvolgenti. Lo spettacolo si avvale
della consulenza di professionisti di fama internazionale,
tra cui spicca Emanuela Maccarani, CTN artefice dei grandi
successi olimpionici della Nazionale Italiana di Ginnastica
Ritmica.
Barbara Cardinetti, ballerina e coreografa, inizia la sua
carriera nel mondo della ginnastica ritmica, fino a diventare
campionessa
italiana nel 1992. La sua formazione artistica comprende vari
nomi della danza italiana ed internazionale, arrivando a
perfezionarsi all’Alvin Ailey School di New York. In qualità di
ballerina lavora con importanti compagnie partecipando a diverse
tournée mondiali: fa parte del cast di No Gravity, con
coreografie di Brian Sanders e David Parsons, e dello spettacolo
Waterwall
con la compagnia Materiali Resistenti diretta da Ivan Manzoni.
Negli Stati Uniti lavora con Christopher Harrison e la sua
compagnia Anti gravity. Fa parte del corpo di ballo di varie
produzioni televisive, fra cui Non facciamoci prendere dal
panico con
Gianni Morandi in onda su Raiuno nel 2006 e, sempre sulla stesa
rete nel 2005, Rockpolitick con Adriano Celentano. Partecipa
alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali di
Torino 2006 come ballerina e assistente del coreografo Ivan
Manzoni,
con cui collabora anche per la cerimonia di apertura dei Giochi
Paraolimpici Invernali dello stesso anno.
Emanuela Maccarani, allenatrice della Nazionale Italiana di
Ginnastica Ritmica, Giudice Nazionale ed Internazionale, vanta
al
suo attivo un ricco palmarès frutto di una carriera ventennale
nel campo della ginnastica. Come atleta partecipa dal 1982 al
1984 a due campionati europei (a Stavanger e Vienna) e a due
coppe del mondo laureandosi Campionessa Italiana senior nel
1984. Nel 1987 inizia la sua carriera di allenatrice: oltre a
numerose squadre private entra anche a far parte dello staff
tecnico
della Nazionale come assistente allenatrice. Dal 1996 è
allenatrice responsabile della squadra nazionale senior. Le
prime medaglie
arrivano ai campionati europei di Riesa e da allora le vittorie
della Nazionale si susseguono: l’argento olimpico ad Atene
2004, 1 medaglia d’oro e 2 d’argento ai campionati del mondo di
Baku nel 2005, 2 ori e 5 argenti della coppa del mondo nel
2007, oro argento e bronzo ai Campionati Europei 2008 (Torino)
l’oro della coppa del mondo 2009 (Pesaro) ed infine l’oro ai
campionati del mondo di Mie (Giappone) 2009.
Venerdì 11 marzo 2010 ore 21
LE SORELLE MARINETTI
Non ce ne importa niente
di Giorgio Bozzo
Regia Max Croci
Non ce ne importa niente non è un semplice concerto, ma una vera
e propria piece di teatro musicale, che propone allo spettatore
un viaggio temporale a ritroso, verso gli anni ’30. Anni di
grandi inquietudini, per l’approssimarsi all’orizzonte di nubi
nere, ma anni anche di voglia d’evasione e di spensieratezza
che, grazie alla scuderia di autori, cantanti e direttori
d’orchestra
dell’Eiar (l’Ente Italiano Audizioni Radiofoniche, da cui, come
araba fenice, sarebbe nata la RAI) ha prodotto un repertorio
di canzoni che ancora oggi mettono buon umore. E pensare che nel
’25 Mussolini disse: “Questa radio non funzionerà mai!”.
Interpreti di questo viaggio sono Le Sorelle Marinetti, un trio
di “ragazze” davvero particolari, che, affascinate
dall’esperienza
artistica e umana del Trio Lescano, si calano nei panni di tre
signorine degli anni ’30 per raccontare con gustosi sketch
la società del tempo e per interpretare i più grandi successi di
quegli anni in perfetto falsetto e “canto armonizzato”. Le
Sorelle
sono Turbina Marinetti (Nicola Olivieri, attore e corista
lirico), Mercuria Marinetti (Andrea Allione, attore, cantante e
coreografo
– cura le coreografie dello spettacolo) e Scintilla Marinetti
(Marco Lugli, cantante e attore, diplomato ai Filodrammatici).
Figlie improbabili della fulgida epopea dell’Eiar (l’emittente
radiofonica nata in piena dittatura, da cui, come Araba Fenice,
si
generò la RAI), le tre sorelle canterine sono una creazione del
produttore e autore Giorgio Bozzo, che le ha preparate
all’impegno convincendole ad ascoltare – con un’ostinazione che
rasentava la tortura – i grandi nomi della canzone degli anni
’30: il Trio Lescano, Silvana Fioresi, Maria Jottini, Alberto
Rabagliati, Natalino Otto, Ernesto Bonino. Se sul piano
artistico sono
una cosa sola, su quello più caratteriale le Sorelle Marinetti
sono davvero una diversa dall’altra: Turbina, la maggiore, è
la più saggia e posata; Mercuria, la mediana, più ingenua e
sognatrice; Scintilla, la minore, più sfacciata e birichina.
Affidate al
maestro preparatore Christian Schmitz - che ha curato gli
arrangiamenti e le trascrizioni del repertorio - le sorelle, già
dalle prime
incisioni di prova realizzate nella primavera del 2007, hanno
prodotto ottime interpretazioni di Tuli Tulipan (Trio Lescano),
La
gelosia non è più di moda (Trio Lescano) e Non sei più la mia
bambina (Delia Lodi). Provato il loro talento, la produzione ha
cominciato
a lavorare al primo disco, che spazia da alcuni grandi successi
del Trio Lescano, a trascrizioni per canto armonico di
altri interpreti degli anni ’30, a canzoni del repertorio delle
Andrews Sisters, per arrivare a un delizioso omaggio a una
cantante
pop/rock americana tra le più amate, la sempiterna Cher, con un
medley in chiave di standard swing. Diretta dal maestro Schmitz,
la band raccolta intorno alle Marinetti, oggi conosciuta come
Orchestra Maniscalchi, è composta da ottimi musicisti
jazz: Chicco Maniscalchi (pianoforte), Riccardo Tosi (batteria),
Paolo Dassi (contrabbasso), Pierluigi Petris (chitarra) e la
sezione
fiati di Alberto Ferrari (clarinetto e sax), Riccardo Gibertini
(tromba) e Alberto Bollettieri (trombone). Il primo disco delle
Sorelle
Marinetti (Non ce ne importa niente, n. cat. PNCD00029 –
distribuzione Venus Dischi) è uscito nel febbraio 2008 per la
P-Nuts
di Giorgio Bozzo, mentre il debutto dello spettacolo teatrale
Non ce ne importa niente è stato il 7 marzo, al Teatro CAK di
Milano
e ha visto la presenza in tre giorni di programmazione di 1.700
persone. A tutt’oggi il CD Non ce ne importa niente ha venduto
più di 12.000 copie. Nel settembre del 2008 le Sorelle sono di
nuovo in studio per partecipare come ospiti gradite al primo
lavoro discografico dell’Orchestra Maniscalchi, dal titolo Blem
Blem, Fiu Fiu, Dum Dum! (P-Nuts, n. cat. PNCD00031), che vede
la luce nei primi di dicembre dello stesso anno. In esso le
sorelle canterine interpretano quattro bellissimi e poco noti
brani del
Trio Lescano (Il mio cuore, Topolino al Mercato, Tulilem,
Contemplazione), recuperati negli arrangiamenti originali dal
Maestro
Christian Schmitz. Stupefacente anche la stagione teatrale
2008/2009: superando ogni ragionevole aspettativa, lo spettacolo
teatrale Non ce ne importa niente è stato ospitato da 59 teatri,
tra tra cui il Teatro Coccia di Novara, il Teatro Sociale di
Mantova,
il Teatro Sociale di Bellinzona (CH), il Politeama Genovese e il
Teatro Colosseo di Torino. Non sono mancati i Festival estivi,
con
acclamate esibizioni al Festival Terre d’Acqua (CR), Ville e
Giardini (RO), Estate Varesina (VA), Festival di Valle Christi
(Rapallo –
GE). La stagione 2009/2010, iniziata a settembre, prevede nel
mese di dicembre una breve interruzione per una mini tournée
con lo spettacolo Note di Natale, un christmas show che vede le
Sorelle impegnate in scena con l’Orchestra Maniscalchi al
completo, nella formazione di dieci elementi, e con l’ugola
d’oro di Gianluca De Martini. Per questa occasione la P-Nuts ha
dato
alle stampe un e.p. natalizio intitolato Note di Natale (PNuts,
n. cat. PNCDS0033), contenente quattro nuovi brani arrangiati da
Christian Schmitz e interpretati da Turbina, Mercuria e
Scintilla. Il 24 gennaio 2010 le Sorelle, accompagnate dalla
Maniscalchi
e da Gianluca De Martini, fanno il loro ingresso nel tempio
italiano del jazz, il Bluenote di Milano con una data che
registra
il “tutto esaurito” nel giro di pochi giorni. Ma non è l’unica
nella sorpresa: proprio nei giorni dello spettacolo al Bluenote
le
Sorelle vengono contattate dalla talentuosa cantante ARISA, che
propone alle tre di accompagnarle sul palco dell’Ariston
in occasione del Festival di Sanremo per i cori del brano
Malamoreno. Le Marinetti accettano di buon grado e l’operazione
raccoglie il consenso di pubblico e critica, regalando alle
Sorelle Marinetti un inaspettato bagno di notorietà. È quindi a
grande
richiesta che viene organizzato per la fine di aprile un
mini-tour nazionale che tocca alcuni capoluoghi di provincia:
Vicenza,
Napoli, Firenze, Roma, Milano. Signorine Novecento, il secondo
cd delle Sorelle Marinetti (accompagnate dall’Orchestra
Maniscalchi
al gran completo), uscirà il 25 maggio 2010 su etichetta
Atlantic, distribuzione Warner Music Italia. Il disco presenta
quattordici brani originali, molti dei quali sono canzoni
interpretate dal Trio Lescano. Altri sono brani di quell’epoca,
con la parte
vocale arrangiata dal Maestro Christian Schmitz per tre voci
armonizzate.
Venerdì 18 e sabato 19 marzo 2011 ore 21
THE KITCHEN
di Arnold Wesker
traduzione di Alessandra Serra
con Daniele Aureli, Luca Avagliano, Gabriele Bajo, Ippolita
Baldini, Elisabetta Becattini, Fatima Corinna Bernardi,
Luca Bondioli, Amedeo Carlo Capitanelli, Elena Cascelli, Clelia
Cicero, Daria D’Aloia,Stella Egitto, Esther Elisha, Ilaria
Falini, Simone Francia, Elisa Gabrielli, Barbara Giordano,
Francesco Mecarelli, Nicola Nicchi, Daniele Parisi, Giovanni
Prosperi, Giorgio Regali, Luca Catello Sannino, Giulia Santilli,
Elena Savio, Maria Chiara Tofone Giordano Torreggiani,
Diego Venditti, Carlo Zanotti, Marco Zanutto
e con Camillo Milli
regia di Massimo Chiesa
Per Wesker il mondo è una cucina. E questo è quello che dovrà
credere lo spettatore guardando lo spettacolo; che questa
cucina sia il mondo, dove si incontrano inglesi, irlandesi,
tedeschi, ciprioti, ebrei e italiani. È sicuramente difficile
vivere tutti
insieme e lavorare a stretto contatto di gomito. Ma questo è il
mondo, questo è The Kitchen. Ho creduto giusto mantenere
l’epoca suggerita dall’autore, il 1950, e ho mantenuto il luogo
dell’azione, ovvero l’Inghilterra. È molto importante che
la nostra storia si svolga pochi anni dopo la fine della seconda
guerra mondiale, di modo che si possano ancora vivere gli ultimi
barlumi di odio tra inglesi e tedeschi, e si possa anche
intravedere un certo senso di colpa nei ragazzi tedeschi che
hanno
capito quale idiozia sia stata quella guerra. The Kitchen è
fondamentalmente un testo pacifista. È anche la continua lotta
tra il bene e il male. Questa cucina assomiglia di più a una
fabbrica che ad una cucina di ristorante come la vediamo noi
oggi,
un posto dove la sicurezza dei lavoratori non veniva neanche
presa in considerazione (oggi, a distanza di quasi 50 anni, in
Italia
muoiono 1.200 persone all’anno sul luogo di lavoro). E poi c’è
il problema della forza lavoro, della manovalanza, così attuale:
in Italia oggi le aziende del nord usano quasi esclusivamente
extracomunitari (i ciprioti e i maltesi nel testo di Wesker) ma
allo
stesso tempo votano Lega Nord. È tutto un controsenso questo
nostro mondo, allora come adesso. Non sarà difficile per
gli spettatori italiani, vedendo The Kitchen, portare questi
personaggi ai giorni nostri, come non sarà difficile vedere
Marango (il proprietario del ristorante) nelle vesti di un
imprenditore ottuso e senza scrupoli (in Italia ne siamo pieni).
È decisamente un testo attuale, con in più una scrittura fresca
che ormai, a distanza di cinquant’anni, possiamo avere la
certezza che non invecchierà mai. Ho preso come oro colato le
parole che Wesker usa nelle sue avvertenze per la messa in
scena, mi piace molto la calma dell’inizio e il crescendo così
ben scritto dell’ora del pranzo che culmina nella folle frenesia
del
servizio di sala e subito dopo di nuovo la calma del pomeriggio,
diversa perché più sofferta, per poi arrivare al crescendo
finale
di Peter e allo smarrimento di Marango. Non ho cambiato e non ho
tagliato nulla come molte volte molti registi amano
fare. The Kitchen non ne ha bisogno. Non voglio ripetermi, ma
credo che da quando è stato scritto The Kitchen ad oggi, mai
c’è stato un periodo più giusto, in Italia, per metterlo in
scena. Di questo parla The Kitchen e io spero che tutto ciò
riesca ad
arrivare al cuore degli spettatori. Vorrei che il pubblico,
uscendo, potesse pensare di essersi divertito (la noia è la
morte del
teatro), ma vorrei anche che le parole di Wesker fossero
riuscite ad arrivare in profondità e che lo spettatore si
ricordi questo
spettacolo per molto tempo. In un teatro sempre più leggero e
superficiale credo che sia doveroso mettere in scena The Kitchen
di Arnold Wesker.
Sabato 26 marzo 2011 ore 21
ISA DANIELI E IRENE PIVETTI
Sorelle d’Italia, avanspettacolo fondamentalista
drammaturgia originale di Roberto Buffagni
direzione musicale di Alessandro Nidi
clarinetto, clarinetto basso, e sax soprano Massimo Ferraguti,
fisarmonica Marianna Storelli, contrabbasso e batteria Giuliano
Nidi, vibrafono e percussioni Sebastiano Nidi
direzione tecnica Gennaro Cerlino
regia di Cristina Pezzoli
Uno spettacolo pensato e realizzato per celebrare il 150°
anniversario dell’Unità d’Italia con il contributo del Comune di
Porto
Venere.
Che cosa succederà, a noi fratelli e sorelle d’Italia, in questi
misteriosi prossimi cinquant’anni? Come ci arriveremo, al
secondo
Centenario dell’Unità d’Italia? O meglio: ci arriveremo, noi
Nord e noi Sud, a compiere insieme duecento anni italiani?
Isa Danieli e Veronica Pivetti, accompagnate dal vivo dal
maestro Alessandro Nidi e da un ensemble di cinque musicisti,
nella migliore
tradizione fantaprofetica dell’avanspettacolo, danno vita alla
fantastoria d’Italia dal 2011 al 2061, con un’ipotesi futuribile
e tragicomica sull’Italia di domani.
In un match travolgente e senza esclusione di colpi - anche
bassi – Veronica la Milanese e Isa la Napoletana boxeranno con
canzoni, musica, balli e brani tratti da Bertolazzi e Viviani,
Eduardo e Testori, con omaggi a Gino Bramieri e Nino Taranto,
Totò e
Fanfulla. E con le atmosfere delle canzoni dei Gufi, di Enzo
Jannacci, con il vastissimo repertorio della canzone napoletana,
attraversando,
rovesciando e mescolando così stereotipi e luoghi comuni,
pregiudizi e verità sull’inconciliabile diversità delle
reciproche appartenenze, fino ad arrivare a inaspettate
sorprendenti contaminazioni musicali ed emotive.
Dalle canzoni classiche più note (Nostalgia de Milan, ‘O sole
mio, O mia bèla Madunina, Santa Lucia luntana) al raffinato
graffiante cabaret dei Gufi e di Cochi e Renato (U’ Ferribotte,
Nebbia in Val Padana) da Modugno alla macchietta, fino ad
arrivare a una versione milanese della notissima Napul’ è di
Pino Daniele, le due contendenti, durante i tre round dello
spettacolo
(Secessione - 2061 - Retromarcia) si misureranno anche nel
secondo episodio della storia, con un’operina buffa in cui Isa
la Tirolese
e Veronica l’Ottomana spiegheranno, con recitativi e romanze
inedite, che cosa è accaduto domani nel nostro imprevedibile
Belpaese.... Lo spettacolo debutta in prima nazionale al Porto
Venere Arcipelago Teatro il prossimo 14 luglio e sarà presentato
nella
prestigiosa rassegna Taormina Arte 2010.
Giovedì 31 marzo 2011, ore 21
RBR DANCE COMPANY
Varietas Delectat
direzione artistica e coreografie Cristiano Fagioli e Cristina
Ledri
regia Antonio Giarola
i danzatori Cristina Ledri, Gelsomina Di Lorenzo, Alessandra
Odoardi, Ylenia Mendolicchio, Angelo Egarese, Dorian
Mallia
musiche di Antonio Salieri
immagini di Antonio Giarola e Cristiano Fagioli
RBR Dance Company è una compagnia molto raffinata che, sotto la
direzione artistica di Cristiano Fagioli, mette in scena
spettacoli coinvolgenti e d’impatto senza mai eccedere in
virtuosismi. Movimenti spettacolari quanto delicati, un
uso perfetto delle luci insieme ad un sublime ritmo scenico
fanno si che le loro esibizioni siano considerate straordinarie
anche dagli esperti più critici. In questo nuovo spettacolo dal
titolo Varietas Delectat – con le musiche del grande compositore
Antonio Salieri – il corpo di ballo intraprende un’operazione
molto difficile: unire l’aspetto più ludico della danza a
coreografie
dal grande valore artistico.
Varietas delectat è una citazione latina scritta da Antonio
Salieri a commento del suo dramma per musica Armida del 1771,
definito dal compositore legnaghese “di stile
magico-eroico-amoroso toccante il tragico”; e pochi sanno che
realmente esso
ha scritto più volte di essere ricorso alla commistione di stili
musicali nel comporre le sue opere. Un metissage, per usare un
termine di moda, che rende Salieri antesignano allora ed
estremamente attuale oggi che è in corso la sua riscoperta dopo
le diffamanti insinuazioni di Puskin messe in musica da
Rimskij-korsakov e riprese prima in teatro da Peter Shaffer e
poi nel
celebre film di Milos Forman che ne aveva fatto addirittura
un’icona dell’invidia e della mediocrità. Nulla di più falso. Ma
anche
se nessun storico si azzarderebbe oggi a sostenere fantasiose ed
oscure teorie “noir”, il danno è stato fatto ed è ora compito
di istituzioni come la Fondazione Antonio Salieri restituire
dignità alla sua immagine attraverso la valorizzazione delle sue
opere musicali. È dunque nell’ambito del Salieri Opera Festival
di Legnago che viene sviluppata l’idea di ripensare a Salieri
anche attraverso approfondimenti e contaminazioni di generi
artistici che per mezzo della sua musica possano essere fruiti
fuori da schemi accademici precostituiti. Ed è il regista
Antonio Giarola, dal 2009 condirettore con Angelo Curtolo del
festival
legnaghese, ad aver affidato alle coreografie di Cristiano
Fagioli e Cristina Ledri, direttori artistici dell’ RBR Dance
Company, il
compito di valorizzarne la grande contemporaneità
estetico-musicale in occasione dell’edizione 2010, con uno
spettacolo di
danza innovativo e interamente ispirato a sue composizioni,
molte delle quali poco conosciute. L’anteprima mondiale avverrà
a
Legnago il 9 e 10 ottobre; è poi prevista una circuitazione
internazionale, a partire da novembre 2010.
RBR Dance Company nasce nel 1998, dopo un’intensa esperienza di
Cristiano Fagioli e Cristina Ledri a New York e Parigi;
nel 1999 crea per i Mondiali di Ciclismo a Verona la coreografia
Bicycle 2000 premiata con il “Riconoscimento Internazionale
Positano Danza 2000”. Il 5 dicembre debutta ufficialmente con lo
spettacolo RBR Show al Teatro Greco di Roma e nel 2000
viene riconosciuta dal Ministero per i Beni e le Attività
Culturali, a Dicembre crea appositamente per la Volkswagen
l’evento
Syncro, rappresentata al “Motor Show” di Bologna. Nel 2002 è
invitata dall’Accademia Olimpica di Vicenza per lo spettacolo
Nel Tempio delle Due Muse in onore a Carlo Diano. Nel 2003 crea
per Ariston Elettrodomestici la coreografia Six Elements
rappresentata al “Palazzo del Cinema” di Venezia; L’anno
successivo presenta una nuova creazione per lo spettacolo I
Carmina
Burana; sempre nel 2004 è invitata alla convention per la YAMAHA
tenutasi a Rodi (Grecia). Ad Ottobre è invitata a Meda (MI)
con lo spettacolo “CUBICO” in onore dell’oro olimpico Igor
Cassina. Realizza diversi Tour per i vari Festival d’Italia e
Messico con
gli spettacoli Abyss (2004) e Openspace (2005/06) da cui la New
Form ha richiesto il suo debutto presso la sede aziendale di
Vercelli nel Luglio 2005. Nel 2006 in coproduzione con il Teatro
Massimo Bellini di Catania gli viene commissionato lo spettacolo
dal titolo Blue Two con musiche originali del M° Vincenzo
Spampinato debuttando il 5 Luglio a Catania. Sempre nel 2006
Cristiano Fagioli e Cristina Ledri realizzano per il Balletto di
Milano lo spettacolo Red Passion debuttando il 18 Novembre
presso
la Fondazione Teatro Coccia di Novara. Nel 2007 l’agenzia Scotti
Bros Officine Smeraldo inserisce lo spettacolo Openspace
nei teatri Italiani di maggiore rilievo riscuotendo grande
successo di pubblico e critica. Il 5 maggio debutta al Teatro
Piccini di
Bari con il nuovo spettacolo Statuaria, proseguendo il tour per
tutto il 2007/08. In occasione del Carnevale Ambrosiano 2008
svoltosi in P.zza Duomo (MI) RBR viene invitata con estratti
dello spettacolo Statuaria, successivamente presenzierà alla
sfilata
Moda Milano di Antonio Marras con una coreografia aerea
rappresentando gli sposi di Chagall. A giugno Cristiano Fagioli
crea
per Luciana Savignano nuove coreografie inserendole nello
spettacolo Red Passion, debuttando il 30 luglio a Cremona
(Festival
di Mezza Estate) Il 30 luglio RBR debutta al T. Romano di Verona
con lo spettacolo di prosa “Pericle, Principe di Tiro”
protagonista
Daniele Pecci, regia Paolo Valerio, coreografie Cristiano
Fagioli e Cristina Ledri, musiche Antonio Di Pofi. Nel 2009
debutta
con il nuovo spettacolo Showsystem al Teatro Nuovo di Verona,
mentre con lo spettacolo Statuaria prosegue il Tour in Italia ed
Estero. Sempre con estratti di Statuaria il 19 Febbraio
partecipa alla Fiera di Milano “BIT” per la Regione Veneto, il
21 Febbraio
all’evento Ballo del Doge presso il Palazzo Pisani Moretta (VE).
In occasione del decimo anno di attività, RBR ha proposto per la
stagione 2010 lo spettacolo intitolato “4” un viaggio attraverso
i 4 elementi toccando tra gli altri T. Nuovo (VR), T.
Petruzzelli (BA)
T. Colosseo (TO), Politeama Genovese (GE) mentre il 9 aprile
viene invitata da ABEO al T. Filarmonico (VR) per un gala di
beneficenza.
Partecipa ad alcune trasmissioni televisive tra le quali Notte
di Fiaba di Rai Uno (2001) ed esibendosi in diretta su Rai
Tre per la presentazione dell’”88° Giro d’Italia” con alcune
coreografie dello spettacolo Bicycle 2000 (2005). Riceve
numerosi
riconoscimenti: il “Premio Positano Leonida Massine” consegnato
da Alberto Testa (2000); “Premio Napoli… è Danza” (2001);
il “Premio Coreografia Italiana” a Salerno Danza Festival
(2000); “Premio Hesperia” (2003), Premio Danzando sul
Mare(2007).
Venerdì 1 e sabato 2 aprile 2011 ore 21
TERESA MANNINO
Terrybile
di e con Teresa Mannino
regia Marco Rampoldi
Graffiante, leggera, intelligente e sottile: queste le
caratteristiche della comicità di Teresa Mannino, la più solare
presenza
del panorama comico italiano che coniuga una raffinata tecnica
attoriale con una capacità di improvvisazione assolutamente
spontanea e originale. L’attrice siciliana dal 2007 si è
aggiudicata a pieno titolo, con i suoi accattivanti monologhi,
il palcoscenico della prima serata di Canale 5 a Zelig dapprima
come protagonista e poi come conduttrice.
Teresa Mannino racconta, sorride, graffia, ha la consapevolezza
del “fuori luogo”, della bimba siciliana che ama Heidi
e che a Palermo viene chiamata “la milanese”. Teresa è
costantemente in bilico fra mondi contrapposti: il Nord operoso
e il Sud filosofico, l’universo operoso femminile e quello
infantil-materialista maschile. Teresa affronta l’altra metà del
cielo
con affettuosa consapevolezza e guarda i maschietti con il
sorriso ironico di chi non aggredisce ma comprende, ovviamente
fino a un certo punto. Teresa Mannino racconta e chiacchiera con
la spontaneità di chi si trova su un palcoscenico ma
conserva la stessa immediatezza che avrebbe in un salotto.
Ovviamente non un salotto con pretese di mondanità, un
salotto qualsiasi, in un pomeriggio qualsiasi. Come se gli
spettatori non avessero prenotato un biglietto, ma avessero
suonato
il citofono per una visita improvvisata.
Teresa Mannino è siciliana, fortemente legata alla sua terra,
laureata in filosofia, ha studiato teatro a Milano che è
diventata
la sua città d’adozione, dal 2007 si è aggiudicata a pieno
titolo, con i suoi accattivanti monologhi, il palcoscenico della
prima serata di Canale 5 a Zelig Tv, passando per una formativa
esperienza come conduttrice di tre edizioni di Zelig OFF
(2007/2008/2009). Le sue storie dalla Sicilia attraversano tutta
l’Italia per fermarsi nel grande nord, per accendere un sorriso,
far riflettere, scatenare una risata.
Sabato 9 e domenica 10 aprile 2011 (Sab ore 21/Dom ore 16)
ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE
Il musical
Ogni anno il Teatro Colosseo propone un family show per
avvicinare alle scene e alla magia del palcoscenico i bambini di
tutte
le età. Quest’anno l’onirico entra in palcoscenico grazie alla
favola più magica di tutti i tempi: Alice nel paese delle
meraviglie,
un grande classico che sta vivendo un ritorno di grande
popolarità grazie al capolavoro cinematrografico di Tim Burton.
Il sipario si apre sul giardino della casa di Alice. Durante
l’ora del thè la bambina viene spronata dai genitori a cantare
una
canzone per tutti gli invitati. L’idea di doversi esibire la
spaventa e la porta a fuggire. Esausta e sola si addormenta nei
pressi di
un cespuglio. All’improvviso Alice si sente precipitare in un
vortice e, al suo risveglio, vede passare uno bizzarro coniglio
bianco con un orologio da taschino. Questo strano incontrò sarà
l’inizio di una fantastica avventura tra il sogno e la realtà.
Durante il suo viaggio per rincorrere il coniglio bianco Alice
incontrerà alcuni strampalati personaggi: il Cappellaio Matto,
la Regina di Cuori, il Gatto Astratto, il Blu Califfo che la
accompagneranno in un onirico viaggio a volte aiutandola a
superare
situazioni ed ostacoli, a volte confondendole le idee. Alice
vivrà le sue avventure fino a ritrovare la strada di casa. Tutto
quello
che ha vissuto o sognato le insegnerà comunque una cosa molto
importante: per vivere qualsiasi situazione bisogna
soprattutto avere fiducia in se stessi.
Alice nel Paese delle Meraviglie - Il musical porta in scena la
versione della favola più adatta ai bambini, la storia
di Alice viene quindi presentata nel suo aspetto più onirico e
fiabesco. Questo tipo di lettura permetterà a tutti i bambini
di identificarsi con i personaggi che Alice incontrerà e di
sentirsi immediatamente parte attiva dello spettacolo stesso.
I genitori, che assisteranno al musical, potranno viverlo e
tornare bambini a loro volta oppure riuscire a coglierne i
significati
reconditi. Alice nel paese delle meraviglie, il musical, sarà un
family show pronto a coinvolgere ed emozionare grandi e
piccoli che diventeranno parte di un’avventura che difficilmente
potranno dimenticare. La sceneggiatura è frutto di
una accurata rielaborazione dei famosi scritti di Lewis Carrol
“Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie” e “Attraverso
lo specchio e quel che Alice vi trovò”. Componente fondamentale
di questo musical è la grande creatività espressa in tutti gli
elementi artistici che lo compongono: suggestioni di luci e
colori, scenografie incantevoli create utilizzando anche le
famose tecniche del Carnevale di Viareggio, costumi sgargianti
arricchiti da decorazioni fatte a mano ed effetti visivi
di grande impatto. Attraverso i cambi di scenografia allo
spettatore sembrerà di sfogliare un libro di favole.
Divertimento e
paura, dubbi e certezze, balli e canzoni si alterneranno in una
serie di situazioni dove nulla è quello che sembra!
Venerdì 15 e sabato 16 aprile 2011 ore 21
GHERARDO COLOMBO
Processo a Cavour
in collaborazione con Biennale Democrazia
Autobiografia di una nazione o “Addio, mia bella addio”
di Corrado Augias e Giorgio Ruffolo
con Gherardo Colombo - Il pubblico ministero Ruggero Cara –
Camillo Benso Conte di Cavour Martina Galletta - Italia
Regia di Ruggero Cara
Uno spettacolo sui generis che porta in scena un’accusa: l’aver
favorito l’unificazione dell’Italia. Una finzione talmente ben
articolata da riuscire ad elevare il pubblico dal ruolo di
spettatore per renderlo parte integrante di un processo che vede
il Pubblico
Ministero (Gherardo Colombo) scagliarsi contro Camillo Benso
Conte di Cavour (interpretato da Ruggero Cara che cura anche la
regia).
I magistrali testi di Corrado Augias e Giorgio Ruffolo
permetteranno di vivere realmente le emozioni e le atmosfere
dell’epoca.
Il conte Camillo Benso di Cavour è messo alla sbarra per aver
con colpevole leggerezza favorito o quanto meno non impedito
l’unificazione
di un paese che non possedeva i requisiti politici, etnici,
culturali per affrontare responsabilmente un tale profonda
modificazione.
Colpevole di aver scritto in una lettera a Rattazzi “L’unità
d’Italia? una corbelleria: ma ogni tanto la storia fa delle
corbellerie”. Secondo
qualcuno il Risorgimento fu addirittura il suo soliloquio. Ma è
così? L’accusa concentrerà la sua requisitoria su tre punti
portanti e
importanti anche per la collocazione geografica nonché per i
momenti in cui i fatti contestati si svolsero.
- Milano e Venezia: Cosa furono le cinque giornate di Milano, un
‘diavolezzo’ come lo chiamò Cattaneo? Oppure la dimostrazione
della volontà di un popolo? Quanto meno della sua élite? E la
resistenza accanita di Venezia – gli atti di eroismo che
spinsero il maresciallo
Radetzky a presentare le armi agli insorti dopo la conquista
della città, che cosa rappresentò?
- La questione meridionale: L’accusa sosterrà che aver riunito
alla corona sabauda un Mezzogiorno di cui si ignorava tutto, fu
gesto
sconsiderato. Produrrà le lettere degli ufficiali piemontesi
piene di sorpresa di fronte alla condizioni di vita di quelle
popolazioni, i rapporti
sgomenti al Parlamento del Regno – e la spedizione di Garibaldi,
detta dei Mille, che cosa fu se non un atto d’aggressione nei
confronti di un Regno legittimo in clamorosa violazione al
diritto delle genti, come allora si diceva?
- La questione romana. Aver sottratto Roma al Papa non fu
anch’esso gesto sconsiderato dal punto di vista religioso ma
anche
civile e politico? L’accusa esibirà le lettere, le suppliche di
Pio IX ai regnanti d’Europa già durante l’esilio a Gaeta nei
mesi febbrili della
repubblica romana del 1849. Lo sconcerto, il dolore, l’ira
dell’uomo e del pontefice.
- Come ribatterà Cavour? Le accuse sono pesanti ma la sua difesa
dispone di ottime frecce. I richiami saranno alla storia
culturale,
alla lingua, alle aspirazioni profonde quanto meno delle élite,
al sogno lungamente delineato fin dal XIII secolo con Dante,
Guicciardini
e poi Machiavelli. Ma avranno peso anche le ragioni economiche:
quei piccoli regni erano già allora esigui rispetto alle
potenzialità
del nascente capitalismo europeo. Lasciati a se stessi avrebbero
finito per soffocare. E che cosa dire delle tremende condizioni
di
arretratezza in cui l’amministrazione pontificia aveva tenuto
per secoli la popolazione di Roma?
In scena: Tre attori, due uomini e una donna: l’accusa, Cavour
che si difenderà da solo e…l’Italia. Una giovane e brava
attrice, rivestita
dal tricolore come nei varietà di una volta, interromperà di
tanto in tanto i due contendenti per prendere lei la parola in
prima persona:
voi state raccontando la mia vita, dirà, dovete ascoltare la mia
versione della storia.
Lo spettacolo è realizzato in collaborazione con Biennale
Democrazia.
t
Da mercoledì 11 a sabato 14 maggio 2011 ore 21
MARCO TRAVAGLIO
Dopo la fortunata tournèe di Promemoria 15 anni di storia
d’Italia ai confini della realtà che con oltre 150 recite in tre
stagioni
ha toccato le principali città italiane, riscuotendo ovunque
grandi consensi di critica e pubblico, Marco Travaglio torna a
misurarsi
con il teatro. Uno spettacolo totalmente inedito in cui il
giornalista torinese ritorna ad appassionare il suo numeroso
e affezionatissimo pubblico attraverso lo stile di sempre:
grande coerenza, ironia tagliente e un’infallibile memoria del
nostro paese.
Marco Travaglio è nato il 13 ottobre 1964 a Torino, dove tuttora
vive. Dopo la maturità classica, ha conseguito la laurea in
Storia
Contemporanea presso la facoltà di Lettere e Filosofia
dell’Università di Torino. È giornalista professionista dal
1992.
Ha iniziato la sua carriera di giornalista al settimanale
torinese Il Nostro Tempo. Ha lavorato a Il Giornale diretto da
Indro
Montanelli dal 1987 al 1994, quando è passato alla Voce, diretta
sempre da Montanelli. Nel 1995, alla chiusura della Voce,
ha collaborato come free-lance con diversi quotidiani e
settimanali, fra i quali Il Giorno, L’Indipendente, Cuore, Il
Messaggero,
Il Borghese, Sette-Corriere della Sera, L’Unità; nonché con Il
Fatto di Enzo Biagi su Rai1. Nel 1998 è stato assunto a La
Repubblica.
Collabora anche con L’Espresso (rubrica Signornò), con
Micromega, con Linus e con A. È editorialista e cofondatore
de Il Fatto Quotidiano, nonché collaboratore fisso di Annozero.
I suoi settori di specializzazione sono la cronaca giudiziaria e
l’attualità politica. Marco Travaglio ha ricevuto il “premio per
la libertà di stampa” per l’anno 2009 dell’associazione
nazionale
dei giornalisti tedeschi (Deutscher Journalisten-Verband) e il
17 febbraio 2010 ha vinto ll Premiolino, il più antico e
importante
premio giornalistico italiano. Ha pubblicato molti libri. Gli
ultimi sono La scomparsa dei fatti (il Saggiatore, Milano 2006),
Uliwood
Party (Garzanti, 2007), Mani sporche, insieme a Gianni
Barbacetto e Peter Gomez (Chiarelettere, 2007), Se li conosci li
eviti, con Peter Gomez (Chiarelettere, 2008), Bavaglio, con
Marco Lillo e Peter Gomez (Chiarelettere, 2008), Per chi suona
la
banana (Garzanti, 2008), Italia Anno Zero, con Vauro e Beatrice
Borromeo (Chiarelettere 2009), Papi. Uno scandalo politico,
insieme a Peter Gomez e Marco Lillo (Chiarelettere, 2009). Nel
2009 è stata pubblicata la nuova versione aggiornata di L’odore
dei soldi, scritto con Elio Veltri (Editori Riuniti) mentre nel
marzo del 2010 è uscito Ad personam (Chiarelettere). Negli
ultimi tre
anni ha portato in tournèe in tutta Italia lo spettacolo
Promemoria 15 anni di storia d’Italia ai confini della realtà.
Mercoledì 20 aprlie 2011 ore 21
SPELLBOUND DANCE COMPANY
Le quattro stagioni
coreografia e direzione artistica Mauro Astolfi
regia multimediale Enzo Aronica
disegno Luci Marco Policastro
musiche Antonio Vivaldi
musiche originali Luca Salvadori
realizzazione scene Esse A Sistemy
assistente alle coreografie Beatrice Bodini
ana produzione Spellbound dance Company con il contributo del
Ministero per i Beni e le Attività culturali
Dietro l’apparente quadro iconografico rappresentato dal
susseguirsi delle”stagioni” con tutta la simbologia annessa,i
suoi simboli
atmosferici …si percepisce un significato molto profondo,meno
visibile,ma che arriva a toccare piani molto vasti e meno
soggettivi. Le “mie “ Quattro Stagioni abitano fuori e dentro
una piccolo spazio,che si innalza,trascina e soffoca a
momenti..ma
che ripara, unisce,protegge…sembra una casetta,ma è una nave,un
albero…un posto misterioso da cui osservare le stagioni
che mutano,un posto da dove partecipare in prima persona al
ciclo della natura che si rinnova…e l’autunno ,non solo foglie
che cadono,la primavera, non solo fiori che spuntano…ma una
natura dentro di noi,un rituale magico primordiale…un evento
che si immagina,poi si cerca di imitare,poi si cerca di
impossessarsi del spirito stesso dell’evento. Gli eventi si
evocano per
diventarne parte integrante,partecipando al dramma della natura
che muore..ma vedere un po’ più in là il seme della futura
rinascita. Spellbound Dance Company vive questa avventura
sprofondata nella terra e sul ramo più alto degli alberi…quando
è sera si torna a casa.
Mauro Astolfi
L’alternarsi delle stagioni è come un cerchio che si chiude e
ricomincia, una spirale continua, senza interruzioni, sempre
diversa
e sempre uguale; la musica sarebbe una materia ideale per
raccontare questo ciclo di perenni ripetizioni variate ma è
inadeguata
a renderne la concretezza, quella solida realtà che regola la
vita sulla terra. Per questo ho deciso di usare frammenti
musicali
eterogenei che di volta in volta accendessero un piccolo
riflettore su un dettaglio significativo: i suoni della natura,
le voci
degli uccelli, un ritmo di danza, una melodia modale dal sapore
arcaico, sonorità elettroniche astratte, il suono di uno
strumento
insolito come la glassharmonica o il flauto basso, ad esempio.
Come dire, un caleidoscopio di situazioni che si riunissero, di
volta
in volta, sotto l’etichetta di una “stagione” per offrire una
chiave di lettura parziale, evocativa più che esplicativa:
suggestioni
in luogo di spiegazioni. Il confronto con il capolavoro di
Vivaldi ho cercato di virarlo in positivo (la sfida sarebbe
stata persa in
partenza, ovviamente) provando a considerarlo una risorsa
dialettica: complementarietà nelle differenze, ricchezza
raggiunta
dall’avere più punti di osservazione per mettere a fuoco un
oggetto sfuggente. Di conseguenza vi ho accostato materiali e
stili
eterogenei, come immaginando la complessità di un paesaggio
sonoro che nelle mutazioni cerca una delle ragioni di esistere.
Queste musiche sono state pensate per la danza, per le
coreografie di Mauro Astolfi, e quindi sono nate col desiderio
di volersi
completare altrove, fuori dalla dimensione del puro suono, e
consapevoli che, una volta entrate nel cerchio magico dei corpi
in
movimento, avrebbero ricevuto in cambio qualcosa. Forse la
misteriosa spirale di intersezioni e reciproche influenze tra
musica
e danza è un altro modo per rappresentare la mutevolezza
inafferabile delle stagioni.
Luca Salvadori
Martedì 3 e mercoledì 4 maggio 2011 ore 21
MICHELLE HUNZIKER
Mi scappa da ridere
in collaborazione con Metropolis
di Riccardo Cassini, Francesco Freyrie, Piero Guerrera, Michelle
Hunziker e Giampiero Solari
coreografie di Bill Goodson
musiche di Leonardo De Amicis
costumi Grazia Materia
impianto scenico e luci Marcello Jazzetti
regia video Cristina Redini
regia di Giampiero Solari
Che cosa è la risata? Uno sfogo, una reazione nervosa del nostro
organismo? Guardando Michelle Hunziker si direbbe che la
risata è il suo vero modo di comunicare. A Michelle scappa
sempre da ridere,quando è triste e quando è malinconica. La
risata
è il suo mantra, una formuletta magica, il bidibi bodibi bu che
spalanca le porte del suo carattere.
Se esistesse una favola di Michelle Hunziker, comincerebbe
certamente con una risata. Una risata così cristallina da
scatenare
un uragano, capace di trasportare lo spettatore in un mondo
inatteso di aneddoti sorprendenti, dove nessuno - soprattutto
lei
- si prende mai sul serio.
Ma siccome una favola di Michelle non esiste lei prova ad
inventarsela a teatro e per farlo parte dalla sua vita vera, la
sua infanzia,
le sue passioni, i suoi principi azzurri e le sue streghe
cattive. E nella scatola magica del teatro le sue storie e il
suo carattere
ispirano frammenti di fiabe, i suoi racconti diventano schegge
di musical, le favole note si trasformano nelle vere storie
della
sua vita, in un gioco continuo di contaminazioni e di
ribaltamenti visivi. Michelle interagisce con situazioni e
personaggi che le
appaiono continuamente in scena, con la musica e con i ballerini
ma soprattutto interagisce con se stessa
E naturalmente mentre fa tutto questo, come sempre… le scappa da
ridere.
ELIO GERMANO
Thom Pain (basato sul niente)
con Elio Germano
regia di Elio Germano
in collaborazione con Silvio Peroni
produzione BAM teatro- Pierfrancesco Pisani
in collaborazione con MITTELFEST 2010
e con il contributo dei Festival “La notte dei poeti”- Settembre
al Borgo-
Il vincitore del premio come miglior attore all’ultimo festival
di Cannes, grazie adun’interpretazione magistrale nel film La
nostra
vita di Daniele Luchetti, arriva al Teatro Colosseo con uno
spettacolo di prosa dal testo contemporaneo. Germano, nonostante
abbia
iniziato molto presto la sua brillante carriera cinematografica,
ha in realtà mosso i primi passi nel mondo dello spettacolo
proprio
in teatro.
Curioso uomo, Thom Pain. Antieroe solitario, narratore, amante
tormentato, pazzo, esistenzialista, comico, caustico, poeta,
filosofo,
animatore, prestigiatore, consigliere, canaglia, confessore,
seduttore, ottimista ferito e pessimista speranzoso.
Intrappolato in riflessioni
apparentemente inconsistenti e sconnesse, ci introduce alla
memoria e agli incidenti che hanno plasmato la sua infanzia
e ne hanno fatto l’uomo che è. Raccontando di sé, continuamente
a metà tra memoria e paura, si abbandona ad altre storie, a
barzellette, tenta giochi di prestigio, deviando in apparenza
dal filo del suo discorso. Un’autentica cavalcata di parole, al
servizio
del teatro.
Will Eno (Lowell, Massachusetts 1965) è un drammaturgo
americano, anche se le sue opere sono state per lo più prodotte
in
Gran Bretagna e da Soho è partita, in qualche modo, la sua
ascesa.. Il famoso drammaturgo Edward Albee ha detto di lui:
“Will
Eno è uno dei migliori giovani drammaturghi in cui mi sono
imbattuto da un certo numero di anni”. Osannato dalla critica, è
stato
rappresentato con successo anche in tutto il mondo.
Elio Germano (Roma, 1980) esordisce nel cinema all’età di dodici
anni come protagonista del film di Castellano e Pipolo Ci hai
rotto papà (1992) Durante il liceo frequenta per tre anni un
corso teatrale. Nel 1999 deve decidere se seguire una tournée
teatrale
di uno spettacolo diretto da Giancarlo Cobelli o accettare la
scrittura propostagli da Vanzina, che lo aveva scelto per il suo
nuovo
film Il cielo in una stanza. Opta per il cinema e lascia il
teatro; da quel momento inizia una folgorante carriera che lo
vede come
attore: da Scola (in Concorrenza Sleale) a Crialese (nel
premiatissimo Respiro), da Tavarelli (in Liberi) a Veronesi (Che
ne sarà di noi).
È tra i protagonisti di Romanzo criminale di Michele Placido.
Lavora con il premio Oscar Gabriele Salvatores in Quo vadis,
baby? e a
seguire in Come Dio comanda, dal grande romanzo di Ammanniti;
con Paolo Virzì in N e Tutta la vita davanti, con Daniele Vicari
in
Il passato è una terra straniera, e con Daniele Lucchetti. Con
il suo film, Mio fratello è figlio unico ottiene il David di
Donatello come
migliore attore protagonista, il Globo d’Oro e il Ciak d’oro dai
critici cinematografici italiani. Nel maggio 2010 nella 63a
edizione
del Festival di Cannes, è stato premiato come migliore attore ex
aequo con Xavier Bardem, per la sua interpretazione nel film la
La
nostra vita di Daniele Lucchetti, unico film italiano in
concorso ed ha dedicato la palma d’oro “all’Italia e agli
italiani che fanno di
tutto per rendere il Paese migliore nonostante la loro classe
dirigente”. Al premio sono seguiti altri importanti
riconoscimenti, tra
cui il Nastro d’argento. Appassionato di musica, adora suonare
col suo complesso Le bestie rare, di cui è voce e leader.
LA FURA DELS BAUS
Degustación De Titus Andronicus
in collaborazione con Musica90
direzione e Drammaturgia Pep Gatell
adattamento del testo Salvador Oliva
direzione gastronomica Mugaritz Staff (Andoni Luis Aduriz,
Javieer Bergara, Dani Lasa)
composizioni musicali Robert Merdzo
assistente di direzione Kike Blanco
coproduttori Kutxa, Kh Lloreda, De Dietrich, Teatros del Canal
collaboratori Alfasom, CIM, Barcelona-Reykjavik, Ajuntament de
Viladecans, Apunto Lapospo, Miguel Merino
La Fura dels Baus è una Compagnia sostenuta da Generalitat de
Catalunya- ICIC, Ministerio de Cultura-INAEM con il prezioso
supporto di Institut Ramon Llull
Tour organizzato da Just in Time – Mauro Diazzi
La Fura dels Baus torna a Torino con un grande spettacolo e
affronta ancora una volta una nuova sfida. Questo è il decimo
“La Fura
language show”: un adattamento del Titus Andronicus di
Shakespeare, un ritorno al linguaggio universale basato su
azione, immagine,
musica e spazio scenico condiviso con il pubblico. La parola è
il retroterra e da il via al linguaggio sensoriale e estetico
che ha
consolidato la compagnia a livello internazionale. Ma con questa
proposta La Fura dels Baus va ancora oltre e unisce un nuovo
senso
a quelli già coinvolti nei precedenti spettacoli. Protagonisti
sono infatti teatro e gastronomia.
Degustación de Titus Andronicus offre un’unica e accattivante
architettura drammatica, aprendo la porta di una cucina dove il
dramma sarà cucinato fino in fondo “Per questa complessa fusione
abbiamo coinvolto un grande nome del mondo della gastronomia:
Andoni Luis Adúriz e il suo ristorante Mugaritz, in Errenteria
(Paesi Baschi), il 4° miglior ristorante al mondo secondo il
prestigioso
“The S. Pellegrino World’s 50 Best Restaurants 2009” dichiara il
regista Pep Gatell.
Il pubblico – come da migliore tradizione della compagnia
catalana - si trova in scena, dividendo il palco con gli attori
e muovendosi
liberamente e sarà uno degli elementi più importanti di questa
ora e mezza nel regno dei sensi.
Dopo aver cercato per anni un testo adatto all’utilizzo del cibo
ecco che la drammaturgia del Titus si è rivelata la migliore e
senza rinunciare
alla poesia di Shakespeare o al testo implicito delle azioni
visive, la Fura in questo spettacolo è capace di riunire due
linguaggi
in un nuovo modo di esprimersi. Il linguaggio testuale è qui
ampiamente investigato attraverso vari media: testi sugli
schermi, testi
con tracce sonore e testi nei dialoghi degli attori. Una grande
ricerca nell’area audiovisiva arrichisce la scena attraverso
schermi che
moltiplicano gli spazi e allargano il luogo del’azione, e il
teatro diviene capace di incontrare anche il cinema.
Si sussurra, si arrostisce, si cucina, si bolle, si avverte un
aroma, si odora qualcosa di gradevole…si producono rumori
manipolati dai
suoni originali del ventre di una cucina. Si spargono nello
spazio scenico, sopra, sotto, a destra e a sinistra, in
cinemascope.
Il pubblico entra e già si trova nel mezzo della sanguinosa e
vendicativa tragedia di Shakespeare “Titus Andronicus”. Nella
primitiva
e estrema violenza, l’orrore del simbolico diagramma, il non
assorbimento della composizione, la percezione del luogo delle
fratture,
lo coesistenza della massima affettazione e la più estrema
brutalità del testo di Shakespeare, si rendono percettibili in
ogni secondo,
raggiungibili, comprensibili e udibili nella moderna versione
che mette in scena La Fura. Tutto questo offre alla partitura
uno spazio
per una rappresentazione musicale di maggior dimensione, per un
quadro acustico di una più delicata e intima intensità e al
tempo
stesso della forza più esplosiva. Si sonda al completo tutto
l’ambito delle frequenze udibili. Le peripezie emozionali e
drammatiche della
tragedia sono elaborate e trasformate seguendo un leitmotiv come
nella musica di un film. L’implementazione, la giustapposizione,
la coesistenza dei mezzi acustici e musicali seguono ciascuno
dei protagonisti e degli avvenimenti visivi proiettati nei
grandi schermi
video, in definitiva il corso messo in scena della storia in
tutta la sua complessità e crudezza. Non c’è nessuna limitazione
né restrizione
dei mezzi musicali né del loro reparto spaziale, si devono solo
all’immediata situazione e alla convivenza di tutti i sensi.
Tutto scorre, una
cosa nell’altra, una contro l’altra, trascendendo verso
un’esperienza di forza primitiva e di intensità elementare. E
per finire, quando ci
chiamano al banchetto, è l’inizio e la fine, gli echi motivati
risuonano e il cuore trova la pace…È il momento di mangiare…
BIGLIETTERIA
La biglietteria del teatro Colosseo è in via Madama Cristina 71,
10125, Torino ed è aperta da lunedì a sabato, dalle 10.00 alle
13.00
e dalle 15.00 alle 19.00.
Per informazioni è possibile telefonare allo 011 6698034 o allo
011 6505195.
Oppure scrivere a teatro@teatrocolosseo.it o visitare il sito
www.teatrocolosseo.it.
MODALITÀ DI PAGAMENTO - CONTANTI O ASSEGNI BANCARI
Per coloro che risiedono fuori Torino è possibile prenotare
telefonicamente pagando con bonifico bancario e ritirare i
biglietti o gli
abbonamenti direttamente la sera dello spettacolo.
ABBONAMENTI
Il teatro Colosseo propone tre formule di abbonamento:
Arcobaleno, Mito e Arco+Mito.
ARCOBALENO
7 spettacoli a scelta su tutto il cartellone
Platea da Euro 140,00 a Euro 163,00
Studenti universitari di età inferiore a 26 Anni Euro 91,00
MITO
6 spettacoli fissi a turno fisso (turno a mar/ven - turno b
mer/sab)
Ale e Franz - Beppe Grillo - Enrico Bertolino - Giuseppe
Giacobazzi - Covatta/Iacchetti - Teresa Mannino
platea euro 117,00
ARCO+MITO
11 spettacoli a scelta su tutto il cartellone
da Euro 180,00 a Euro 209,00
AGEVOLAZIONI PER GLI ABBONATI
Tutti gli abbonati ricevono in omaggio la Platinum card che dà
diritto allo sconto del 15% su tutti gli spettacoli organizzati
dal
Teatro Colosseo. Inoltre è possibile acquistare la Gold card,
che ha validità triennale e che permette di avere lo sconto del
15%
su tutti gli spettacoli organizzati dal Teatro Colosseo.
PLATINUM CARD (IN OMAGGIO A TUTTI GLI ABBONATI)
È una carta nominale e non cedibile che viene rinnovata
automaticamente all’acquisto
dell’abbonamento. Dà diritto al 15% di sconto su tutti gli
spettacoli organizzati dal teatro Colosseo, anche in location
diverse
dalla sede di via Madama Cristina.
La riduzione si intende per un massimo di 2 biglietti per
singolo spettacolo.
Prenotazioni telefoniche: a tutti gli abbonati residenti a
Torino e fuori Torino
Cambi turno: per gli spettacoli che prevedono più date è
possibile, durante la
stagione, scegliere una data alternativa a quella fissata in
abbonamento.
GOLD CARD
È una carta nominale e non cedibile, ha una validità di tre anni
e costa € 13.
Acquistabile al botteghino del teatro oppure on line, dà diritto
al 15% di sconto
su tutti gli spettacoli organizzati dal teatro Colosseo, anche
in location diverse dalla
sede di via Madama Cristina.
La riduzione si intende per un massimo di 1 biglietto per
singolo spettacolo.
Per maggiori informazioni sugli abbonamenti, sull’acquisto dei
biglietti singoli con carta di credito o bonifico è possibile
visitare il
sito www.teatrocolosseo.it
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